Horror Vacui dell’Ingegnere: imparare a lasciare spazio
Horror Vacui dell’Ingegnere: imparare a lasciare spazio
Chiunque abbia studiato storia dell’arte ha sentito parlare di horror vacui, quell’istinto a riempire ogni spazio vuoto con dettagli, decorazioni, ornamenti.
Nelle miniature medievali, nei mosaici bizantini o nell’arte barocca, non c’era mai un angolo lasciato libero: il vuoto faceva paura.
Ora, la domanda è: cosa c’entra tutto questo con l’ingegneria e con la crescita personale di un giovane professionista?
Più di quanto sembri.
Il cantiere pieno di tutto (e di niente)
In edilizia l’horror vacui prende spesso la forma di progetti e disegni iperdettagliati.
Tavole fitte di quote, simboli, note microscopiche che, invece di chiarire, confondono.
Il progettista sente che deve dimostrare di sapere, di controllare, di non lasciare nulla al caso.
Ma il risultato è un documento ingestibile, che nessuno legge davvero.
Lo stesso vale per la burocrazia: relazioni chilometriche, report con decine di pagine che si potevano riassumere in tre, fascicoli che finiscono per diventare solo carta da archiviare.
Non è efficienza, è paura del vuoto.
Il curriculum enciclopedico
Il fenomeno non riguarda solo i disegni o i progetti, ma anche il percorso personale.
Quanti ingegneri alle prime armi compilano CV che sembrano enciclopedie? Due pagine fitte di corsi, certificazioni, software elencati come se fossero figurine da collezione. La convinzione di fondo è: “Se mostro tanto, valgo di più.”
Eppure, chi legge quel curriculum non riesce a capire cosa sai fare davvero.
È molto più incisivo un CV con pochi punti chiari, che evidenziano competenze solide e spendibili. Il vuoto, in questo caso, diventa respiro: spazio per far emergere ciò che conta.
L’agenda senza respiro
C’è poi l’horror vacui esistenziale.
L’idea che un bravo ingegnere debba riempire ogni ora della giornata: riunioni, corsi, straordinari, aggiornamenti, networking, call.
L’agenda strapiena dà la sensazione di essere importanti e produttivi.
Ma è solo un’illusione.
Un’agenda che non lascia margini per pensare, approfondire, fermarsi a osservare, diventa una gabbia.
È come progettare un edificio senza spazi vuoti: manca la luce, manca l’aria.
Perché abbiamo paura del vuoto?
Ci sono diverse ragioni:
- La cultura accademica premia la complessità: più dettagli, più formule, più tabelle.
- Il mondo del lavoro associa “essere sempre occupati” con “essere di valore”.
- A livello personale, il vuoto fa paura perché sembra mancanza: di competenze, di sicurezza, di futuro.
Ma in realtà, il vuoto non è assenza: è possibilità.
Lo Smartingegnere e il valore dello spazio
Un ingegnere smart sa che il vuoto è risorsa.
- In un disegno, il vuoto serve a rendere leggibile e chiaro ciò che davvero conta.
- In un progetto, il vuoto permette di concentrarsi sugli elementi essenziali.
- In un curriculum, il vuoto dà respiro e valorizza i punti forti.
- Nella vita personale, il vuoto crea tempo per imparare, riflettere, pensare in grande.
Il vuoto non è perdita di valore, è l’opposto: è la cornice che dà forza a quello che c’è dentro.
Conclusione
L’horror vacui dell’ingegnere è la tentazione di riempire tutto, per non sembrare mai carenti.
Ma è proprio lì che sta il rischio: più riempi, meno lasci vedere chi sei davvero.
Il vero professionista non teme il vuoto: lo usa.
Sa quando aggiungere un dettaglio e quando fermarsi.
Sa che un disegno semplice è più potente di una tavola indecifrabile.
Sa che un curriculum snello può aprire più porte di un elenco infinito. Sa che un’agenda con spazi liberi non è segno di pigrizia, ma di intelligenza.
Lo Smartingegnere non soffre di horror vacui.
Al contrario: lo trasforma in amor vacui, l’amore per quegli spazi bianchi dove germogliano nuove idee, nuove opportunità e, soprattutto, un modo più umano e sostenibile di vivere la professione.
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