Skin in the Game: cosa può insegnare questo libro a un ingegnere?

Skin in the Game

Skin in the Game: cosa può insegnare questo libro a un ingegnere?

Se esprimi un’opinione e qualcuno la segue, sei moralmente obbligato a esporti alle sue conseguenze. – Nassim Nicholas Taleb

Il saggista e matematico Nassim Nicholas Taleb non è un ingegnere civile.

Eppure, il suo celebre saggio “Skin in the Game” (pubblicato in Italia con il titolo “Rischiare il proprio”) è forse uno dei manuali operativi più potenti e necessari che un libero professionista tecnico possa tenere sulla propria scrivania.

Il libro non parla di edilizia, di calcolo strutturale o di normative urbanistiche.

Parla di rischio, di etica professionale e di sistemi complessi.

Il principio cardine su cui Taleb costruisce l’intera sua teoria è di un’onestà brutale e si riassume in una regola aurea e spietata: non fidarti mai di chi prende una decisione, o ti dà un consiglio, se non ne paga le conseguenze dirette in caso di fallimento.

Chi decide, chi spinge per una determinata strada, deve avere letteralmente “la pelle in gioco“.

Se prendiamo questo concetto filosofico e lo caliamo nella polvere dei nostri cantieri, o tra le scartoffie delle innumerevoli pratiche edilizie che firmiamo ogni anno, ci rendiamo conto che descrive al millimetro il paradosso quotidiano della nostra professione.

Applicare la rigida logica dello Skin in the Game al lavoro di ingegnere o architetto cambia radicalmente il modo in cui gestiamo le pretese dei clienti, prezziamo i nostri preventivi e tuteliamo la nostra firma.

Ecco le tre lezioni fondamentali che questo saggio ci sbatte in faccia.

Il paradosso del cantiere: i profitti sono dell’impresa, il rischio penale è tuo

Taleb ci insegna a guardare alle dinamiche lavorative attraverso la spietata lente delle asimmetrie.

Nel nostro settore, l’asimmetria contrattuale e legale è quasi sempre, drammaticamente, a sfavore del progettista, del Direttore dei Lavori o del Coordinatore per la Sicurezza.

Pensiamo a una dinamica classica e ricorrente in qualsiasi cantiere italiano: l’impresa esecutrice preme per accelerare i tempi saltando una laboriosa procedura di messa in sicurezza, oppure il committente insiste per utilizzare un materiale palesemente più economico, privo delle certificazioni necessarie, al solo scopo di alleggerire il computo metrico finale.

Cosa succede realmente in queste situazioni?

  • L’upside (il guadagno degli altri): L’impresa accorcia il cronoprogramma, risparmia giornate-uomo e aumenta il proprio margine di utile netto. Il committente, dal canto suo, risparmia migliaia di euro sui materiali. Loro incassano un beneficio economico tangibile e immediato.
  • Il downside (il tuo baratro): In caso di infortunio grave, di crollo strutturale o di una banale ispezione incrociata dell’Ispettorato del Lavoro, la linea di difesa standard di committenti e impresari è universalmente la stessa: “Io non sono un tecnico, non ho le competenze, io mi sono affidato all’ingegnere che ha firmato le carte”.

In quel preciso istante, ti stanno chiedendo di avallare una decisione tecnica in cui loro si intascano tutto il potenziale profitto, ma tu ci metti la pelle. Affronti in solitaria la responsabilità penale, civile e disciplinare.

La prima grande lezione di Taleb è perentoria: non puoi e non devi mai accettare un sistema in cui tu assorbi tutto il rischio (lo Skin in the Game) a costo zero per le altre parti coinvolte. Se una scelta tecnica votata al risparmio comporta un aumento del rischio, chi quel rischio lo firma deve avere potere di veto assoluto.

Smetti di vendere “ore al CAD”: il tuo timbro è una polizza assicurativa

La diretta e inevitabile conseguenza di questo profondo squilibrio riguarda la parcella e il modo in cui ci presentiamo sul mercato. Molti colleghi fanno una fatica tremenda a farsi pagare il giusto perché continuano a vendere il proprio lavoro come una banale fornitura di “ore uomo al computer”.

Se il cliente è convinto che per redigere una sanatoria edilizia, un computo o un calcolo strutturale serva “solo mezza giornata di AutoCAD”, pretenderà di liquidarti con il corrispettivo di mezza giornata di lavoro impiegatizio.

Ma noi liberi professionisti non vendiamo tavole grafiche, linee colorate o relazioni impaginate su Word.

Noi vendiamo assunzione di responsabilità a lungo termine.

Quando apponi la tua firma e il tuo timbro, stai dichiarando sotto la tua totale responsabilità che quell’opera è sicura, sismicamente idonea, conforme alle normative urbanistiche e legittima. E te ne assumi la responsabilità civile e penale per i decenni a venire.

Comprendere lo Skin in the Game significa fare uno scatto mentale: smettere di calcolare i preventivi esclusivamente in base al tempo materiale impiegato e iniziare a prezzarli includendo il Risk Premium (il premio di rischio).

Devo rispondere in prima persona, mettendo a repentaglio la mia abilitazione e il mio patrimonio personale, per questo adeguamento strutturale? Questo rischio sistemico ha un prezzo intrinseco, elevato e del tutto indipendente dalle ore passate davanti al monitor. Se il committente lo reputa eccessivo, è liberissimo di cercare un tecnico disperato, disposto a scommettere la propria vita professionale in saldo.

L’arte di dire “NO”: quando dimettersi dall’incarico ti salva la carriera

Crescere professionalmente, per un ingegnere moderno, non significa accumulare passivamente decine di incarichi per pompare il fatturato a fine anno.

Significa acquisire il controllo totale del proprio studio tecnico, difendendolo con i denti dalle anomalie, dalle scorrettezze e dalle forzature di un mercato spesso tossico.

Avere la pelle in gioco significa sapere con esattezza chirurgica quando è il momento di tirarsene fuori.

Se durante l’esecuzione dei lavori scopri che il committente ti ha nascosto deliberatamente una difformità insanabile pregressa, o se l’impresa esegue una variante strutturale abusiva di testa sua approfittando di una tua assenza dal cantiere, il patto fiduciario è irrimediabilmente distrutto.

Molti professionisti, per quieto vivere, per non innescare liti o semplicemente per il terrore di non incassare la rata di saldo finale, scelgono la via dell’omertà tecnica. Restano a coprire la magagna, incrociando le dita e sperando che “nessuno venga mai a controllare”.

Questo è l’errore strategico e legale più letale che tu possa commettere.

L’insegnamento finale che traiamo da Taleb è che la capacità di dire “No”, di presentare formali dimissioni dall’incarico rinunciando ai compensi futuri, o di rifiutare un lavoro fin dal primo sopralluogo perché si avvertono criticità irrisolvibili, non è mai una sconfitta commerciale.

È la massima e più pura dimostrazione di solidità e autorevolezza di un vero professionista.

Conclusioni

Leggere “Skin in the Game” aiuta a spazzare via quell’alone di romanticismo tossico e di malinteso “spirito di servizio” che spesso soffoca la libera professione tecnica. Ci ricorda brutalmente che l’edilizia è un settore duro, cinico, mosso da interessi economici enormi, dove la responsabilità civile e penale non è delegabile e, soprattutto, non si può scaricare su chi sta sotto di noi.

Se i pilastri cedono, se i ponteggi crollano o se arriva un sequestro preventivo, il nome in cima al cartello di cantiere è e resterà sempre il nostro.

Proprio per questo, abbiamo il preciso dovere (verso noi stessi, verso le nostre famiglie e verso la dignità della nostra professione) di selezionare accuratamente i committenti, di blindare legalmente le lettere di incarico e di non svendere mai, per nessuna ragione al mondo, la nostra firma. Perché quando i problemi seri emergono e i tribunali iniziano a muoversi, chi puntava solo al risparmio scompare nel nulla, e l’unica pelle che rimane attaccata al tavolo del giudice è la tua.

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