Fare il tecnico non significa solo progettare: significa anche gestire un’attività. In questa sezione parliamo di come organizzare e far crescere il tuo studio tecnico — parcelle, clienti difficili, preventivi, tempo e strumenti — con strategie pratiche pensate per ingegneri, architetti e geometri liberi professionisti. Come difendere il valore del tuo lavoro senza sentirti un venditore, cosa fare quando il cliente non paga, come organizzare le pratiche e recuperare ore preziose ogni settimana. Sono i problemi concreti che nessuno ti insegna all’università ma che decidono se lo studio funziona o ti logora. Qui trovi metodi replicabili e consigli testati sul campo, per trasformare la gestione dello studio da fonte di stress a vantaggio competitivo. Scorri gli articoli qui sotto e scegli il tema più utile alla tua situazione di oggi.

La Sindrome del Perfezionista: Quando “Troppo Bene” è Peggio che Bene

Essere perfezionisti può sembrare una qualità positiva.

Dopotutto, chi non vorrebbe fare sempre un lavoro impeccabile?

Tuttavia, quando la ricerca della perfezione diventa un’ossessione, può trasformarsi in un ostacolo che blocca il progresso e danneggia la tua carriera.

Per un libero professionista come un ingegnere, il perfezionismo può rallentare i progetti, aumentare lo stress e persino compromettere la qualità del lavoro.

Ma c’è una buona notizia: esistono strategie per liberarti dalla “trappola del perfezionismo” senza sacrificare l’eccellenza.

In questo articolo, esploreremo come riconoscere la sindrome del perfezionista, comprenderne gli effetti negativi e adottare un approccio più equilibrato e produttivo.

1. Il Perfezionismo: Un’arma a doppio taglio

Immagina questa scena: hai appena completato un progetto, ma continui a rivederlo, cercando dettagli da migliorare.

Ogni piccolo difetto sembra un’enorme minaccia, tanto che non riesci a dichiararlo concluso.

Ti suona familiare? Questo è il perfezionismo che prende il sopravvento.

Sebbene l’attenzione ai dettagli sia una qualità apprezzata, la ricerca ossessiva della perfezione può portarti a trascurare l’obiettivo principale.

Come ingegnere, potresti passare ore a sistemare un dettaglio di un progetto, dimenticando che il cliente apprezzerà di più un lavoro completo nei tempi previsti.

È importante ricordare che la perfezione assoluta è un’illusione.

Accettare che qualcosa sia “abbastanza buono” non significa accontentarsi della mediocrità, ma riconoscere che ogni progetto ha dei limiti di tempo e risorse.

2. Riconoscere i segnali del perfezionismo

Il perfezionismo si manifesta in modi diversi. Ti sei mai trovato a:

  • Procrastinare continuamente per paura di non essere all’altezza?
  • Ritardare le consegne perché pensi che il lavoro non sia ancora perfetto?
  • Soffrire di ansia da errore, sentendo che ogni sbaglio minaccia la tua reputazione?

Se hai risposto “” a una di queste domande, è probabile che il perfezionismo stia influenzando il tuo lavoro.

Per un ingegnere, questo potrebbe tradursi in una perdita di tempo su dettagli tecnici irrilevanti, sacrificando la visione d’insieme.

Spesso, è utile ricordare che i clienti non sono alla ricerca della perfezione assoluta: vogliono soluzioni affidabili e pratiche.

3. Perfezionismo vs. Efficienza: Praticità e Realismo

Un approccio più equilibrato al lavoro può fare la differenza tra completare un progetto con successo o rimanere intrappolato in un ciclo di revisioni infinite.

Ad esempio, invece di mirare a una perfezione irraggiungibile, prova a chiederti: “Questo lavoro è abbastanza buono per raggiungere il suo scopo?”

Se ti accorgi che stai investendo troppo tempo in un aspetto secondario, fermati e valuta le priorità.

Focalizzarti sugli obiettivi principali del progetto ti aiuterà a essere più efficiente senza compromettere la qualità del risultato finale.

Una tecnica utile è fissare delle revisioni periodiche: stabilisci dei momenti specifici per rivedere il lavoro, evitando di rimettere continuamente mano al progetto. Questo ti permette di mantenere il controllo e di rispettare le scadenze.

4. Accogliere la “buona imperfezione”

Un ingegnere perfezionista spesso fatica ad accettare i difetti nel proprio lavoro. Tuttavia, è importante riconoscere che ogni errore è un’opportunità di crescita.

La “buona imperfezione” non è sinonimo di superficialità, ma di pragmatismo.

Significa accettare che un progetto può essere di alta qualità anche senza essere impeccabile. Per esempio, un ponte ben progettato non ha bisogno di decorazioni perfette per adempiere alla sua funzione principale: essere sicuro e solido.

Inoltre, permettersi di fare errori – e imparare da essi – può migliorare la tua resilienza. Con il tempo, svilupperai la fiducia necessaria per affrontare le sfide senza paura di sbagliare.

5. Tecniche avanzate per gestire il perfezionismo

Combattere il perfezionismo richiede un mix di consapevolezza, pianificazione e strategie pratiche. Ecco alcune tecniche approfondite per liberarti dall’ossessione del “troppo bene” senza compromettere la qualità del tuo lavoro:

1. La regola del “70-30”

Questa regola ti aiuta a decidere quando è il momento di fermarti: dedica il 70% del tuo tempo e delle tue risorse a garantire che il progetto sia solido e funzionale, e usa il restante 30% per rifinire dettagli o miglioramenti opzionali.

Ad esempio, se stai progettando una struttura, assicurati prima che i calcoli principali e le verifiche siano solidi (70%) e dedica il tempo successivo a dettagli secondari, come la grafica o le annotazioni minori (30%).

2. La revisione a tempo

Imposta un timer durante le fasi di revisione.

Ad esempio, concediti 30 minuti per ogni revisione di un progetto tecnico. Quando il timer suona, smetti di perfezionare e procedi con l’attività successiva.

Questo metodo non solo limita le revisioni infinite, ma ti aiuta anche a rispettare le scadenze.

3. Feedback esterno come ancora di realtà

Uno dei motivi del perfezionismo è la difficoltà di valutare obiettivamente il proprio lavoro. Coinvolgere colleghi o mentori nella revisione può ridurre la pressione:

  • Chiedi feedback mirati su aspetti specifici, ad esempio la chiarezza di una relazione tecnica o la funzionalità di un progetto.
  • Usa questi input per distinguere i miglioramenti necessari dalle rifiniture inutili.
  • Ricorda che gli altri spesso percepiscono il tuo lavoro come “completo” prima di quanto tu lo faccia.

4. Pianifica il tempo per gli errori

Nella tua agenda, lascia uno spazio dedicato agli errori.

Pianifica alcune ore per eventuali correzioni o revisioni inevitabili, ma considera queste ore come parte del normale processo di lavoro, non come un fallimento.

Questo ti aiuterà a normalizzare gli imprevisti e a ridurre l’ansia di sbagliare.

Conclusione

Essere perfezionisti non è un difetto, ma quando diventa una ricerca senza fine, può ostacolare il progresso e aumentare lo stress.

Come ingegnere, abbracciare un approccio realistico ti permette di lavorare in modo più efficiente e di mantenere alta la qualità senza inseguire l’impossibile.

Accettare una “buona imperfezione”, imparare dai propri errori e adottare strategie pratiche per gestire il perfezionismo ti aiuterà a trasformare ogni progetto in un’opportunità di crescita personale e professionale.

E, soprattutto, ti permetterà di lavorare con maggiore serenità.

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“Fare errori è naturale, ma saperli riconoscere è fondamentale”

Diventare un libero professionista è una sfida emozionante, ma piena di insidie.

Riconoscere gli errori da evitare come libero professionista può fare la differenza tra una carriera solida e sostenibile o una piena di ostacoli.

Ma, diciamocelo, non è tutto rose e fiori.

Dietro l’angolo ci sono errori che possono frenarti, soprattutto se non li riconosci in tempo.

In questo articolo voglio condividere con te i 5 errori più comuni che molti di noi, liberi professionisti, finiscono per commettere.

Non importa se sei all’inizio o già esperto: c’è sempre qualcosa da imparare!

Errori Tecnici

Questi errori riguardano aspetti pratici e gestionali della tua professione, ma spesso sono i più trascurati.

Bene, cominciamo.

1. Non concordare un anticipo o un accordo contrattuale

Hai presente quella sensazione di incertezza quando inizi un lavoro senza sapere bene come andrà a finire?

Se ti è capitato, sai quanto sia frustrante.

Partire senza un contratto o un anticipo è come costruire una casa su un terreno instabile: rischi di ritrovarti con clienti che non pagano o contestano il lavoro.

Come evitare il problema:

  • Prima di tutto, stendi una proposta chiara che spieghi cosa farai, quanto tempo ci vorrà e quanto costerà.
  • Richiedi un anticipo (ad esempio, il 30-50%): non è questione di sfiducia, ma di protezione per entrambi.
  • Usa strumenti digitali per tracciare pagamenti e accordi, così tutto è trasparente.

Perché è importante: Il contratto non solo ti protegge, ma comunica serietà al cliente. È una base solida su cui costruire un rapporto di fiducia.

2. Dipendere da un unico cliente per il tuo reddito

Avere un solo cliente può sembrare rassicurante, ma è estremamente rischioso.

Se quella collaborazione si interrompe, potresti trovarti improvvisamente senza entrate.

Questo ti espone a un’instabilità finanziaria e limita le tue opportunità di crescita.

Come evitare questo errore:

  • Lavora per costruire una rete diversificata di clienti, magari dedicando una parte del tuo tempo al networking.
  • Fissa un obiettivo: ad esempio, avere sempre almeno 3 clienti attivi contemporaneamente.
  • Se hai un cliente principale che occupa gran parte del tuo tempo, cerca di bilanciare con incarichi più piccoli da parte di altri committenti.

L’approccio giusto: Considera ogni cliente come un tassello del tuo mosaico professionale, non come l’unico pilastro.

3. Affidarti esclusivamente al passaparola per trovare clienti

Il passaparola è fantastico, ma può diventare una gabbia se non diversifichi le tue strategie. Aspettare che i clienti arrivino da soli non è una buona idea, soprattutto in un mercato così competitivo.

Come attirare nuovi clienti:

  • Crea un sito web che racconti chi sei, cosa fai e come puoi aiutare i tuoi clienti. Aggiungi testimonianze e un portfolio dei tuoi lavori migliori.
  • Usa i social media per condividere contenuti utili e mantenerti visibile.
  • Sfrutta LinkedIn: è una miniera d’oro per trovare collaborazioni e clienti.

Nota: Non serve essere esperti di marketing, basta iniziare con piccoli passi e una presenza costante.

Errori Strategici

Questi errori riguardano il tuo approccio mentale e la visione a lungo termine del tuo lavoro.

4. Fermarti nella tua crescita professionale

Credere di essere arrivato è uno degli errori più grandi che un professionista possa fare.

Il mercato è in continua evoluzione, così come le tecnologie e le aspettative dei clienti. Se non investi in formazione continua, rischi di restare indietro rispetto alla concorrenza.

Cosa fare:

  • Partecipa regolarmente a corsi di aggiornamento, webinar e fiere di settore.
  • Sii curioso: impara nuove tecniche, software o approcci per migliorare il tuo lavoro.
  • Metti da parte un budget annuale dedicato alla formazione.

Vantaggio: Essere aggiornato non solo aumenta il tuo valore percepito, ma ti consente anche di lavorare con maggiore efficienza e creatività.

Bonus 5: Trascurare la tua reputazione online

Nel mondo digitale, le recensioni e la reputazione online sono fondamentali.

Se non chiedi ai tuoi clienti di lasciare un feedback, perdi l’occasione di costruire una solida immagine professionale.

Strategie pratiche:

  • Dopo aver completato un lavoro, chiedi gentilmente ai tuoi clienti di lasciare una recensione su Google o LinkedIn.
  • Monitora i commenti online e rispondi sempre, sia a quelli positivi che a eventuali critiche.
  • Usa le recensioni positive per rafforzare la tua comunicazione, inserendole sul tuo sito web o nei tuoi profili social.

Suggerimento: La gestione della reputazione online è un investimento a lungo termine che ripaga in termini di visibilità e fiducia.

Conclusione

Bene, abbiamo visto gli errori più comuni che rischiano di sabotare la carriera di un libero professionista. È normale inciampare, soprattutto all’inizio, ma l’importante è imparare a riconoscere gli ostacoli e superarli con intelligenza.

La chiave del successo? Essere preparati, flessibili e sempre pronti a migliorarsi.

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Google My Business per ingegneri e liberi professionisti: Come Impostarlo al Meglio

Un biglietto da visita ben fatto è uno strumento di marketing silenzioso che apre porte e costruisce connessioni.

Google My Business rappresenta uno strumento essenziale per far sì che la tua attività sia visibile e facilmente trovabile dai clienti, migliorando la tua reputazione e creando nuove opportunità di business.

Essere presenti online oggi non è solo una scelta, è una necessità, soprattutto per ingegneri e liberi professionisti.

Attraverso Google My Business puoi gestire come appari su Google e Google Maps, facilitando i potenziali clienti nel trovarti e contattarti.

Vediamo come configurarlo in modo ottimale per fare una differenza reale nel tuo lavoro.

1. Registrati e Verifica la Tua Attività

Il primo passo è creare il tuo account su Google My Business e inserire le informazioni di base.

Non preoccuparti, la procedura è semplice: dovrai indicare il nome della tua attività (che dovrebbe rispecchiare fedelmente quello che fai, ad esempio “Studio di Ingegneria Rossi”), l’indirizzo, e altre informazioni come il numero di telefono.

Una volta inseriti questi dati, Google ti chiederà di verificare che l’indirizzo sia corretto, inviandoti una cartolina con un codice.

Questo passaggio garantisce che solo le attività reali siano elencate su Google My Business.

2. Cura le Informazioni del Tuo Profilo

Dopo aver verificato il tuo profilo, è il momento di arricchirlo con tutte le informazioni importanti.

Questo è il cuore del tuo profilo, quindi ti consiglio di prenderti un po’ di tempo per farlo bene.

Inserisci il tuo indirizzo preciso, gli orari di apertura (anche se lavori solo su appuntamento, indicare un orario aiuta a evitare incomprensioni), e soprattutto una descrizione dettagliata dei servizi che offri.

Cerca di essere chiaro e diretto: se ti occupi di progettazione strutturale, direzione lavori o consulenze specifiche, fai in modo che sia chiaro sin da subito.

Evita tecnicismi complessi, ma fai in modo che anche un cliente poco esperto capisca cosa puoi fare per lui.

3. Ottimizza la Descrizione per Google

Una descrizione ben scritta non solo aiuta i clienti a capire chi sei, ma permette anche a Google di posizionarti meglio nei risultati di ricerca.

Pensa a parole chiave specifiche per il tuo lavoro e includile in modo naturale nel testo.

Ad esempio, se offri “consulenza strutturale per edifici civili”, questa frase potrebbe aiutarti a emergere quando qualcuno cerca questi servizi.

vita però di “riempire” il testo di parole chiave: Google preferisce contenuti utili e scritti per le persone, non per i motori di ricerca.

4. Aggiungi Foto e Video per creare una buona impressione

Le immagini contano, e parecchio. Un profilo con foto professionali è molto più attraente di uno senza.

Pensa a cosa potrebbe interessare ai tuoi clienti: foto dei progetti a cui hai lavorato, immagini del tuo studio, o magari scatti che ti mostrano sul campo, in cantiere o mentre discuti un progetto.

Se hai la possibilità, aggiungi anche un breve video che spieghi il tuo lavoro o mostra il dietro le quinte di un progetto importante.

Questi contenuti visivi creano fiducia e rendono il tuo profilo più umano.

5. Gestisci le Recensioni

Le recensioni sono uno degli aspetti più importanti di Google My Business.

Una buona recensione può influenzare notevolmente la scelta di un cliente.

Dopo aver completato un progetto, chiedi gentilmente ai tuoi clienti di lasciare una recensione sul tuo profilo.

Non devi essere invadente, ma un messaggio di ringraziamento seguito dalla richiesta di una recensione può fare la differenza.

E ricorda: rispondi sempre alle recensioni, sia positive che negative. Una risposta educata e professionale dimostra che prendi sul serio il feedback dei tuoi clienti e sei disposto a migliorare.

6. Mantieni il Profilo Attivo con Aggiornamenti e Post

Google My Business ti permette anche di pubblicare post, proprio come su un social network.

Puoi sfruttare questa funzionalità per tenere aggiornati i tuoi clienti su nuovi progetti, eventi o promozioni.

Se, ad esempio, hai completato un progetto importante, perché non raccontarlo con un breve post? Oppure puoi pubblicare consigli utili, come le “5 cose da sapere prima di iniziare una ristrutturazione”.

Questi post non solo mantengono vivo il profilo, ma ti permettono anche di posizionarti come un esperto nel tuo settore.

7. Analizza i Risultati e Ottimizza

Infine, non dimenticare di monitorare i risultati del tuo profilo.

Google My Business ti fornisce delle statistiche molto utili: quante persone hanno visualizzato il tuo profilo, quante ti hanno chiamato o hanno chiesto indicazioni per raggiungerti.

Questi dati ti aiutano a capire cosa funziona e dove puoi migliorare.

Se noti che ricevi poche visite o interazioni, prova a rivedere la descrizione o pubblicare nuovi contenuti per attirare più attenzione.

Conclusione

Google My Business è uno strumento potentissimo per ingegneri e liberi professionisti che vogliono migliorare la propria visibilità online.

Con pochi semplici passi, puoi creare un profilo completo e professionale che ti aiuterà a farti trovare dai clienti giusti. Abbiamo visto come ottimizzare le informazioni di base, gestire le recensioni e tenere vivo il profilo con aggiornamenti regolari.

Ora non ti resta che applicare questi consigli e osservare i risultati.

Vuoi saperne di più sul marketing digitale per ingegneri?

Stiamo preparando una guida completa per aiutarti a sfruttare al meglio tutti gli strumenti digitali a tua disposizione.

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Equilibrio vita-lavoro per liberi professionisti: Come mantenere la motivazione

“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti.”

Albert Einstein

Nel mondo frenetico del lavoro freelance, gli ingegneri affrontano sfide uniche che possono mettere a dura prova il loro equilibrio vita-lavoro.

Con la libertà di scegliere i progetti e gli orari, arriva anche il rischio di burnout.

Secondo uno studio recente, oltre il 60% dei liberi professionisti riporta sintomi di esaurimento.

Ma ci sono strategie efficaci per mantenere alta la motivazione e proteggere la propria salute mentale.

Ecco quelle che ti consiglio:

1. Imposta Confini Precisi tra Progetti e Vita Personale

Uno dei problemi principali per gli ingegneri freelance è l’assenza di confini chiari tra vita professionale e privata. Le scadenze pressanti e la complessità dei progetti possono portarti a lavorare senza sosta, spesso sacrificando il tempo libero.

Ecco come evitare di cadere in questa trappola:

  • Fissa orari di lavoro definiti: Anche se non segui un classico orario d’ufficio, stabilire delle ore fisse ti aiuterà a separare il tempo di lavoro da quello personale. Considera di bloccare nel calendario anche le ore per il relax o per dedicarti ad attività che non riguardano l’ingegneria.
  • Crea uno spazio di lavoro separato: Se possibile, riserva una stanza o un angolo solo per il lavoro. Entrare in quella zona ti metterà nella giusta mentalità per affrontare i progetti ingegneristici, mentre uscirne ti aiuterà a staccare e a concentrarti su te stesso.

2. Crea Routine Personalizzate e Sostenibili

Come ingegnere libero professionista, devi gestire da solo i tuoi progetti e il tempo, ma senza una routine rischi di disperdere le energie. Strutturare le tue giornate con routine flessibili, ma efficaci, può aumentare la produttività e ridurre lo stress.

  • Routine mattutina per la produttività: Inizia la giornata con attività che ti stimolano, come leggere articoli tecnici o aggiornarti su nuove normative. Questo ti metterà subito in modalità lavoro, pronto ad affrontare le sfide ingegneristiche.
  • Routine di fine giornata: Stabilisci un rituale di chiusura che ti aiuti a separarti dal lavoro. Potrebbe essere fare una breve analisi del giorno o aggiornare la tua lista delle attività. Questo ti permetterà di staccare in modo più naturale e di non portarti dietro lo stress lavorativo.

3. Pianifica e Gestisci il Carico di Lavoro

Gli ingegneri liberi professionisti spesso affrontano carichi di lavoro pesanti e complessi. Pianificare in modo efficace e sapere quando delegare o rifiutare un progetto può fare la differenza.

  • Strumenti di gestione del tempo: Usa software come Microsoft Project o Wrike per pianificare i tuoi proget
    ti. Questi strumenti ti aiutano a tenere sotto controllo scadenze e carichi di lavoro, evitando di trovarti sopraffatto.
  • Impara a dire di no: Non tutti i progetti sono giusti per te. Valuta se un incarico ti porterà effettivamente valore e crescita professionale, oppure se è meglio declinarlo per concentrarti su attività più in linea con i tuoi obiettivi.

4. Fai Pause Regolari per Evitare il Sovraccarico Mentale

Lavorare senza sosta su progetti complessi, come il calcolo strutturale o la progettazione impiantistica, può esaurire rapidamente le tue energie mentali. Le pause non sono una perdita di tempo, ma un modo per ricaricarti.

  • Pausa pranzo vera: Anche se sei nel bel mezzo di un progetto, prendersi una pausa per il pranzo ti aiuterà a ricaricare le energie e a migliorare la tua concentrazione nel pomeriggio.
  • Tecnica del Pomodoro per progetti complessi: Lavora in intervalli di 25 minuti su compiti tecnici come disegnare planimetrie o analizzare dati. Dopo ogni intervallo, prendi 5 minuti di pausa per dare una pausa alla tua mente e mantenere alta la concentrazione.

5. Prenditi Cura della Tua Salute Mentale e Fisica

Lavorare a progetti complessi e risolvere problemi tecnici può essere estenuante, sia mentalmente che fisicamente. Prendersi cura di sé stessi è essenziale per un ingegnere libero professionista che vuole mantenere alte le prestazioni.

  • Esercizio fisico regolare: Anche se il lavoro d’ingegnere è spesso sedentario, una breve passeggiata o qualche esercizio di stretching possono aiutarti a rilassarti e a mantenere la mente attiva.
  • Meditazione: Anche pochi minuti di meditazione o respirazione profonda possono aiutarti a ridurre lo stress e a ritrovare la concentrazione.

6. Mantieni il Contatto con Altri Professionisti

Lavorare da soli su progetti ingegneristici può essere isolante, soprattutto se sei abituato a collaborare in team. Creare e mantenere una rete di supporto professionale può aiutarti a non sentirti isolato.

Co-working tecnico: Se lavorare da solo a casa ti fa sentire isolato, considera di unirti a un co-working frequentato da altri ingegneri o professionisti tecnici. L’interazione con altri può aiutarti a mantenere alta la motivazione e a evitare l’isolamento.

Networking con altri ingegneri: Partecipa a conferenze, fiere o eventi tecnici per rimanere aggiornato sulle novità del settore e per connetterti con altri professionisti. La condivisione delle esperienze può offrirti nuove prospettive e soluzioni ai problemi.

Conclusione

Trovare l’equilibrio tra vita privata e lavoro come ingegnere libero professionista è una sfida, ma con una pianificazione accurata e una gestione efficace del tempo, è possibile.

Imparare a stabilire confini, creare routine produttive e prendersi cura del proprio benessere è fondamentale per prevenire il burnout e mantenere alte la motivazione e la produttività.

Se sei un ingegnere libero professionista e ti è stato utile questo articolo, continua a seguire Smart Ingegnere per altri consigli su come migliorare la tua carriera e gestire al meglio il tuo tempo.

Tanto ci metti cinque minuti: Come rispondere alle richieste che sminuiscono il loro lavoro

Ti è mai capitato che un cliente ti chiedesse una piccola modifica “al volo” con la classica frase: “Dai, ci metti solo 5 minuti”? Se sì, sai benissimo quanto sia frustrante.

Magari a loro sembra una cosa semplice, ma dietro ogni richiesta, per quanto banale, c’è molto più di quanto possano immaginare.

Come rispondere a queste situazioni senza sembrare scortesi, ma allo stesso tempo far capire il vero valore del tuo lavoro?

In questo articolo ti spiego come farlo, con qualche consiglio pratico per educare i clienti e mantenere alta la tua professionalità.

1. Perché “5 minuti” non sono mai davvero solo 5 minuti

Partiamo da qui: non è mai solo questione di tempo.

Anche se potresti davvero fare quella modifica o revisione in pochi minuti, non è solo il quanto ci metti, ma cosa ci metti dentro quei minuti.

Facciamo un esempio concreto: un cliente ti chiede di fare una mansione nell’immediato.

Facile, no? No, perché dietro quel controllo c’è una catena di responsabilità: devi verificare che tutto sia a norma, fare attenzione ai dettagli e magari riprendere in mano un progetto su cui non lavori da settimane.

In altre parole, quei 5 minuti potrebbero costarti molto più di quanto sembri.

Perché? Perché sei tu che, con anni di esperienza e studio, hai affinato la capacità di risolvere problemi complessi, e la responsabilità di ogni tua decisione pesa.

Questo non è mai solo “tempo“, è valore.

2. Come educare i clienti al tuo processo di lavoro

Una delle chiavi per evitare richieste simili è educare i clienti.

Molti non conoscono davvero cosa faccia un ingegnere, e tendono a vedere solo il risultato finale, senza capire tutto ciò che ci sta dietro.

Qui entra in gioco la tua capacità di comunicare.

Fin dall’inizio, spiega in modo chiaro il processo del tuo lavoro: dalle analisi preliminari, alla progettazione, fino alla verifica finale.

Più il cliente capisce cosa stai facendo, meno sarà incline a chiederti favori dell’ultimo minuto.

Ad esempio: “Per fare una revisione accurata del progetto, devo rivedere la documentazione, assicurarmi che rispetti le normative e fare controlli approfonditi. Questo richiede tempo, anche se sembra una modifica piccola.”

Quando il cliente comprende meglio cosa c’è dietro il lavoro, sarà meno probabile che ti chieda quei “5 minuti” e più incline a rispettare i tempi e le modalità.

3. Impara a dire “no” senza sentirti in colpa

Dire “no” non è facile, soprattutto in un contesto lavorativo dove si teme di perdere opportunità o clienti.

Ma imparare a dire “no” è una delle abilità più importanti per chi lavora in un settore tecnico come l’ingegneria.

Quando ti viene chiesto di fare una cosa “rapida”, non sentirti obbligato a dire sì.

Se non hai il tempo o se la richiesta non ti permette di fare il lavoro con la dovuta attenzione, spiega al cliente perché non è fattibile.

Un modo efficace di dire “no” senza sembrare scortese è offrire un’alternativa: “Capisco che hai urgenza, ma per fare un lavoro accurato, ho bisogno di più tempo. Posso occuparmene entro [data] e garantirti il miglior risultato possibile.”

In questo modo, non solo eviti di prendere incarichi che mettono pressione ingiustificata, ma comunichi anche professionalità e rispetto per il cliente.

4. Scegliere i clienti giusti: quelli che apprezzano il tuo valore

Non tutti i clienti sono uguali. Alcuni apprezzano e rispettano il tuo lavoro, altri no.

Se un cliente continua a sminuire il tuo valore chiedendoti “lavoretti rapidi”, potrebbe non essere il tipo di cliente con cui vuoi lavorare a lungo termine.

Il segreto per costruire una carriera sostenibile e soddisfacente è selezionare i clienti giusti: quelli che capiscono che il tuo tempo e la tua esperienza hanno un valore.

Investi il tuo tempo con chi rispetta il tuo lavoro e paga per il valore che offri, non solo per il tempo che impieghi.

Conclusione

Alla fine della giornata, dire “no” a richieste che sminuiscono il tuo lavoro è una forma di rispetto per te stesso. L’ingegneria è una professione di responsabilità e precisione, e questo richiede tempo, attenzione e competenza.

Rifiutare un lavoro che non rispetta questi principi non significa essere scortesi, ma difendere la qualità del tuo lavoro e il tuo benessere professionale. Il cliente giusto capirà e apprezzerà il tuo approccio.

Chi non lo fa? Beh, forse non è un cliente su cui vale la pena investire.

La prossima volta che qualcuno ti dice “ci metti 5 minuti”, prendila come un’opportunità per migliorare la comunicazione e far capire quanto vale il tuo lavoro.

Alla lunga, chi rispetta il tuo valore rimarrà, chi non lo fa, potrà essere lasciato andare senza rimpianti.

Come Trattare gli Altri e Farseli Amici: Gli Insegnamenti di Dale Carnegie per Ingegneri e Liberi Professionisti

Introduzione

In un mondo sempre più digitalmente connesso, le relazioni interpersonali giocano ancora un ruolo fondamentale nella nostra vita quotidiana, sia personale che professionale da tecnici smart.

Questo è particolarmente vero per ingegneri e liberi professionisti, che spesso lavorano in team o con clienti diversi.

Dale Carnegie, nel suo libro “Come trattare gli altri e farseli amici“, offre una guida preziosa su come migliorare le nostre interazioni con gli altri e costruire rapporti significativi.

In questo articolo, esploreremo i principali insegnamenti del libro e come possono essere applicati nel contesto degli ingegneri e dei liberi professionisti.

Lezione Numero #1:Suscitare Interesse negli Altri

the office interested

Una delle prime lezioni che Carnegie ci insegna è quanto sia importante mostrare un sincero interesse per le altre persone.

Pensateci un attimo: quante volte abbiamo ascoltato veramente qualcuno senza distrarci?

Per un ingegnere che lavora in un team, ascoltare attentamente i colleghi e comprendere le loro esigenze può fare miracoli per la collaborazione.

Immaginate di essere in una riunione di progetto.

Se dedicate del tempo ad ascoltare le preoccupazioni degli altri membri del team e a chiedere loro opinioni, non solo migliorerete la qualità del progetto, ma creerete anche un ambiente di lavoro più armonioso.

Quando un ingegnere si prende il tempo per capire davvero i problemi dei clienti, dimostra impegno e dedizione, costruendo così una solida reputazione.

Lezione Numero #2 Non Criticare, Condannare o Lamentarsi

wah wah wah complain

Carnegie è chiaro su questo punto: criticare apertamente il lavoro di un collega può creare tensioni e compromettere la collaborazione.

Invece, sarebbe meglio adottare un approccio costruttivo.

Supponiamo che un collega presenti un progetto con delle imperfezioni.

Invece di dire e sentenziare : “Questo è sbagliato”, potreste dire: “Ho notato che ci sono alcune aree che potrebbero essere migliorate.

Posso aiutarti a rivederle insieme?”

Questo approccio evita il risentimento e promuove una cultura di supporto e crescita continua.

La chiave è cercare di comprendere il punto di vista dell’altro e offrire suggerimenti utili piuttosto che critiche distruttive.

Lezione Numero #3 Fare Apprezzamenti Sinceri

masterchef italia9 giorgio locatelli

Esprimere apprezzamenti sinceri è un altro principio chiave del libro.

Un complimento genuino può migliorare l’umore di un collega e rafforzare il vostro rapporto di lavoro.

Immaginate di riconoscere il contributo di un membro del team durante una riunione.

Dire qualcosa come “Ottimo lavoro su quel cantiere, quel progetto è riuscito veramente bene” può fare una grande differenza.

Gli apprezzamenti sinceri non devono avvenire solo di persona. Anche un’email o un messaggio di ringraziamento può mostrare riconoscenza per l’impegno profuso.

Piccoli gesti come questi possono avere un grande impatto sulla motivazione e sul senso di appartenenza del team.

Lezione Numero #4 Influenzare Senza Suscitare Risentimenti

Carnegie discute diverse strategie per influenzare gli altri in modo positivo.

Ad esempio, se un ingegnere deve persuadere il team ad adottare una nuova metodologia, può farlo presentando i benefici dal punto di vista di ciascun membro, piuttosto che imporre la propria visione.

Supponiamo che vogliate introdurre un nuovo software di gestione dei progetti o comunque qualche concetto innovativo che potrebbe non essere visto bene a primo impatto.

Potreste spiegare come questo strumento potrebbe semplificare il lavoro di ciascun membro del team e migliorare l’efficienza complessiva.

Durante una presentazione, evidenziare come il nuovo strumento possa ridurre gli errori e risparmiare tempo può aiutare a ottenere l’approvazione e l’entusiasmo del team.

Lezione Numero #5. Far Sentire gli Altri Importanti

Un concetto centrale del libro è quello di far sentire gli altri importanti.

Questo può essere fatto riconoscendo i meriti degli altri e mostrando apprezzamento per i loro contributi.

Un ingegnere che valorizza le idee del team può stimolare l’innovazione e la creatività.

Immaginate una sessione di brainstorming.

Dire a un collega: “Le tue idee sono sempre molto innovative, ci piacerebbe sentire il tuo parere su questo problema,” può far sentire quella persona apprezzata e motivata a dare il meglio di sé.

Inoltre, delegare responsabilità e fidarsi delle capacità dei colleghi può farli sentire valorizzati e stimolati.

Lezione Numero #6. Suscitare Simpatia

Creare una buona impressione e suscitare simpatia negli altri è fondamentale per costruire relazioni solide.

Carnegie suggerisce di mantenere un atteggiamento positivo, sorridere sinceramente e utilizzare un linguaggio del corpo accogliente.

Gli ingegneri, che spesso lavorano in ambienti altamente tecnici, possono migliorare le loro relazioni professionali adottando un approccio più umano ed empatico.

Iniziare una riunione con un sorriso e un saluto caloroso può mettere tutti a proprio agio e facilitare la comunicazione.

Partecipare a eventi sociali di settore o attività di team building può aiutare a creare legami più forti e duraturi con i colleghi e non.

Conclusione

Gli insegnamenti di Dale Carnegie nel suo libro “Come trattare gli altri e farseli amici” sono ancora rilevanti oggi come lo erano quando il libro fu pubblicato per la prima volta.

Applicando questi principi nelle nostre interazioni quotidiane, possiamo migliorare le nostre relazioni, sia personali che professionali, e creare un ambiente più positivo e collaborativo.

In un mondo in cui le connessioni autentiche sono sempre più preziose, i consigli di Carnegie offrono una guida pratica e senza tempo per costruire rapporti significativi.

Continuare a praticare e migliorare queste competenze è essenziale per eccellere nel proprio campo, sia che siate ingegneri, liberi professionisti o professionisti di qualsiasi altro settore.

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Troppo Lavoro, Come Fare?

Se anche tu sei un libero professionista ti sarà capitato (o ti capiterà) di avere troppo lavoro che puoi svolgere da solo. Spesso prendere un collaboratore spaventa …

Nella vita di (quasi) tutti i liberi professionisti arriva, prima o poi, un momento in cui hai seminato bene, e il raccolto è più abbondante di quello che pensavi.

Nella libera professione tecnica, si traduce in troppo lavoro che puoi svolgere in autonomia.

L’eccesso di lavoro, che è una condizione che in tanti desiderano, va anche saputo gestire, perchè una mala gestione porta a:

  • l’allungarsi dei tempi di consegna
  • perdere chiamate di clienti (e quindi dei clienti)
  • non dedicare la giusta attenzione ai clienti
  • non dedicare la giusta attenzione ai lavori
  • lavorare di fretta
  • perdere nuove opportunità
  • smettere di costruire per i periodi di magra
  • clienti scontenti

E la lista potrebbe andare avanti ancora con una miriade di punti a sfavore dell’eccesso di lavoro.

Tuttavia è una condizione a cui si aspira, quello di prendere più lavori, per crescere o far crescere il proprio studio tecnico.

Troppo lavoro, La Prima Scelta da Effettuare: Scelgo Solo i Lavori Migliori o Assumo Collaboratori?

Quando ci si trova nella condizione di avere troppo lavoro rispetto a quello che effettivamente si è in grado di svolgere nei tempi prestabiliti, ci si trova davanti alla prima e fatidica scelta:

Devo Rinunciare A Qualche Lavoro?

Devo Rinunciare Ai Nuovi Lavori?

In realtà la domanda va rivista in un’altra ottica: se hai troppo lavoro, devi scegliere se

  • moltiplicare le ore da dedicare al lavoro (e no, non vuol dire lavorare 24 ore su 24, ma prendere collaboratori!)
  • rinunciare ai lavori meno redditizi e scegliere solo i lavori più appaganti sia economicamente che professionalmente.

Non hai altra scelta:

o scegli i lavori migliori, o aumenti il numero delle persone.

Per alcuni la risposta naturale può essere la prima, ovvero quella di iniziare a dire qualche no e scegliere solo i lavori migliori, dove per “migliori” si intende sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dell’appagamento professionale.

Per altri, soprattutto quelli più orientati a far nascere una struttura più aziendale che personale, la risposta più ovvia è la seconda: prendo qualche collaboratore che, seppur non bravo quanto me, possa aiutarmi nello svolgere alcune attività.

Tradotto: compro il tempo di qualcun altro.

Tolgo subito l’imbarazzo: non c’è una scelta giusta o sbagliata in senso assoluto.

C’è la scelta giusta per te.

Nei prossimi paragrafi vedremo i pro e i contro delle due alternative.

Troppo Lavoro: E Se Scegliessi Solo I Lavori Migliori?

Alcuni di noi saranno più orientati alla prima ipotesi: scegliere solo i lavori più redditizi sotto il profilo economico, e dire di no ad altri lavori, magari più impegnativi e meno remunerativi.

E’ una valutazione soggettiva, che permette di rimanere anche soli nel proprio lavoro ma guadagnare di più.

E quando dico “soli”, intendo veramente e volutamente soli.

Esistono tra di noi delle persone che non vogliono gestire altre persone, che non hanno la pazienza di insegnare il lavoro, o semplicemente insegnare come il lavoro debba essere svolto, che non riescono a delegare facilmente.

La lista potrebbe continuare, ma il senso spero che sia chiaro.

Se anche tu rientri in questa categoria, prendere dei collaboratori potrebbe diventare deleterio perchè il lavoro crescerà, e tu stesso sarai portato a farlo crescere in termini di quantità, ma il lavoro non verrà svolto secondo i tuoi standard, non verrà svolto secondo la tua idea di qualità e non sarà svolto nei tempi e nei modi che ti aspetti.

Allora deciderai di controllare tutti i lavori e i dettaglio di tutti i lavori, e ti troverai a rifarli tu.

Spesso dall’inizio.

Risultato?

Hai pagato persone, e stai comunque svolgendo tu il lavoro.

Con il risultato di sacrificare ancora parte del tuo tempo, e senza riuscire ad incrementare i tuoi guadagni.

Quindi, se ritieni di avere una o più di quelle caratteristiche, probabilmente la tua chance migliore sarà quella di scegliere solo i lavori migliori e meglio retribuiti.

Ricorda però, che questa non è una sentenza!

Se sei tra quelli che non riesce a delegare, sappi che la delega è un processo lungo e che si impara.

Troppo Lavoro: E Se Prendessi/Aumentassi I Collaboratori?

Altri tecnici sono, a differenza dei primi sopra descritti, interessati a voler far crescere la propria struttura.

Le motivazioni possono essere tante, e ognuno avrà le sue.

Se scegli di prendere qualche collaboratore per far crescere il tuo studio tecnico, è importante allenare alcuni tratti fondamentali, come:

  • la delega
  • la pazienza
  • la gestione e la comprensione delle persone, e delle dinamiche tra le persone
  • la capacità di scegliere le persone
  • la gestione del tempo
  • la gestione dell’attenzione
  • la gestione dei flussi di cassa
  • il controllo dei vari flussi di lavoro (workflow)
  • la capacità (e volontà) di slegarsi dall’operatività

Come possiamo notare da questo elenco di skills/competenze, non c’è nulla di tecnico.

Ecco perchè possiamo essere dei bravi tecnici e dei pessimi capi.

Perchè tecnicamente possiamo essere pronti, ma non siamo pronti a gestire persone.

La condizione migliore, però, è quella inversa in cui non necessariamente siamo i tecnici migliori, ma riusciamo a essere essere dei bravi leader (non capo!).

Anzi, essere dei bravi leader può implicare anche saper scegliere le persone migliori (attenzione, ho detto le persone migliori, che non necessariamente sono i tecnici migliori).

Insomma, il nostro lavoro cambia, da tecnico a non tecnico (o meta-tecnico!).

E non fatevi spaventare dal cambiamento; sarà graduale, e si commetteranno tanti errori.

Sapere che la strada è lastricata di errori che commetterai ti permetterà di accettarli:

gli errori si commettono, e le cose succedono, sta a noi scegliere come reagire.

E Tu, Hai o Vuoi dei Collaboratori? Contattami e Parliamone

Google Alert per le Professioni Tecniche

Approccio Smart a Google Alert

In questo articolo vediamo come utilizzare Google Alert in modo smart.

L’abitudine è l’intersezione di conoscenza (cosa fare), abilità (come fare) e desidero (voler fare).

Stephen Covey

Per molti di voi, Google Alert non sarà niente di nuovo.

Io lo utilizzo da più di 10 anni, ormai.

Nel tempo ho modificato molto il suo utilizzo, perché dopo che lo provi avrai diverse fasi.

Con questo articolo e video (quest’ultimo lo troverai alla fine dell’articolo), voglio darti dei consigli su come impostare Google Alert in modo intelligente, affinché sia uno strumento di lavoro utile e non diventi un lavoro leggere le news di Google Alert.

Google Alert: che cos’è?

Google Alerts è uno strumento gratuito di Google che ci permette di ricevere una notifica via email ogni qual volta viene inserito o modificato nei risultati di ricerca di Google qualche contenuto relativo alla parola chiave indicata

Google Alert: per cosa può essere utile?

Gli utilizzi sono svariati:

Brand.

E’ molto utile per monitorare la reputazione nostra, o di un nostro brand

Se fosse oggi, non avresti più tempo per cambiare. Ma se immagini che sia fra tre anni, è un tempo sufficiente per porsi le domande giuste.

Google Alert: come utilizzarlo in modo smart

Definisci le tue priorità

Il primo passo per utilizzare Google Alerts in modo efficace è definire chiaramente quali sono le tue priorità.

Concentrati su informazioni cruciali per la tua attività, come monitorare la reputazione del brand, aggiornamenti sulle notizie di settore, attività dei concorrenti e specifici argomenti di interesse.

Configurazione avanzata delle parole chiave

La configurazione delle parole chiave è fondamentale per ottenere risultati pertinenti. Ecco alcuni suggerimenti tecnici per ottimizzare le tue ricerche:

  • Specificità delle parole chiave: Usa parole chiave dettagliate per ridurre i risultati irrilevanti. Ad esempio, preferisci “uscita legge [specificità della legge]” invece di solo “uscita legge”.
  • Uso delle virgolette: Per cercare frasi esatte, racchiudi le parole chiave tra virgolette. Ad esempio, “edilizia libera” restituirà solo risultati con quella frase esatta.
  • Operatori booleani: Utilizza operatori come AND, OR e NOT per affinare le ricerche. Ad esempio, “edilizia libera AND costruzioni affini” restituirà risultati che contengono entrambi i termini.
  • Esclusione di parole: Usa il segno meno (-) per escludere parole indesiderate.

Ottimizzazione delle impostazioni delle notifiche

Google Alerts offre diverse opzioni di personalizzazione:

  • Frequenza delle notifiche: Scegli tra “Appena disponibili”, “Una volta al giorno” o “Una volta alla settimana”. Per evitare un sovraccarico di email, una frequenza giornaliera o settimanale è spesso più gestibile.
  • Fonti delle notifiche: Seleziona le fonti più rilevanti, come “Notizie”, “Blog”, “Web”, “Video”, “Libri” e “Discussioni”. Questo ti permette di focalizzarti sui tipi di contenuti che ti interessano maggiormente.
  • Lingua e regione: Imposta la lingua e la regione per ricevere notifiche pertinenti alla tua area geografica e nel linguaggio desiderato.

Utilizzo dei filtri e delle regole di posta elettronica

Per gestire meglio le notifiche di Google Alerts, utilizza i filtri e le regole del tuo client di posta elettronica:

  • Filtri di posta elettronica: Crea filtri per instradare automaticamente le email di Google Alerts in una cartella specifica. Ad esempio, in Gmail, puoi creare un filtro basato sull’indirizzo del mittente (alerts-noreply@google.com) e assegnarlo a una cartella dedicata.
  • Regole di categorizzazione: Usa le regole di categorizzazione per etichettare e organizzare le notifiche in base al contenuto. Ad esempio, crea regole per assegnare etichette come “Reputazione Brand”, “Notizie di Settore” o “Concorrenti”.

Monitoraggio e ottimizzazione continua

Monitora regolarmente le tue impostazioni di Google Alerts per assicurarti che rimangano pertinenti:

  • Revisione periodica: Dedica del tempo ogni mese o trimestre per rivedere e aggiornare le parole chiave e le impostazioni. Elimina quelle che non sono più rilevanti e aggiungi nuove parole chiave in base alle tue esigenze attuali.
  • Analisi dei risultati: Analizza i risultati ottenuti dalle notifiche per valutarne la pertinenza e l’utilità. Se noti che alcune parole chiave generano troppi falsi positivi, affina ulteriormente i tuoi criteri di ricerca.

Conclusione

Che cosa abbiamo visto?

Google Alerts è uno strumento potente e gratuito che, se configurato correttamente, può fornire un flusso costante di informazioni preziose direttamente nella tua casella di posta.

Tutto ciò però va supportato attraverso l’uso di parole chiave specifiche, filtri avanzati e una revisione periodica delle impostazioni, e in questo modo sarà possibile trasformare Google Alerts da un semplice aggregatore di notizie a un sistema di monitoraggio personalizzato e soprattutto efficiente con un’ottica rigorosamente smart.

Non importa quale sia la tua professione nel mondo dell’edilizia, un imprenditore che segue le novità del settore, o un ricercatore che tiene traccia degli ultimi sviluppi in un campo specifico: una configurazione intelligente di Google Alerts ti permetterà di rimanere sempre aggiornato senza essere sopraffatto dalle informazioni.

Prenditi il tempo necessario per affinare le tue impostazioni e sperimenta con diverse configurazioni fino a trovare quella che meglio si adatta alle tue esigenze.

Con un po’ di pratica e attenzione, Google Alerts diventerà un componente e alleato indispensabile della tua strategia informativa, aiutandoti a prendere decisioni più informate e tempestive, e sopratutto complete.

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Teoria dei Giochi. Il Dilemma del Prigioniero nella nostra Professione

Il dilemma del prigioniero, noto anche come paradosso, racchiude un principio molto importante che possiamo tenere a mente per migliorare i rapporti con i nostri clienti.

Non so se ti è mai capitato di sentire il dilemma del prigioniero.

Si tratta di un particolare dilemma, ideato negli anni 50 da Albert Tucker, che porta a delle riflessioni sulla possibilità o non possibilità di puntare al bene comune o al bene privato, in determinate situazioni.

Andiamo per ordine e partiamo dal dilemma.

Dilemma del Prigioniero

teoria dei giochi dilemma prigioniero collabora libera professione

Due criminali effettuano una rapina.

Vengono arrestati, chiusi in due celle differenti e da quel momento in poi, i due criminali, non hanno più l’opportunità di comunicare tra loro.

I due vengono interrogati, separatamente l’uno dall’altro, e ad entrambi viene data l’opportunità di collaborare o non collaborare.

Entrambi si trovano di fronte a questa opportunità:

  • se uno dei due collabora accusando l’altro, gli viene scontata la pena, e all’altro criminale vengono dati 7 anni di carcere
  • se entrambi collaborano e accusano l’altro, però, vengono condannati entrambi a 6 anni di carcere
  • se nessuno dei due decide di collaborare, quindi non accusa l’altro, vengono comunque condannati entrambi ad 1 anno di carcere.

Il dilemma viene rappresentato graficamente in una matrice delle scelte specifiche: collabora o non collabora, dove all’interno delle celle vengono indicati gli anni di carcere

dilemma del prigioniero teoria dei giochi libera professione matrice

Ora hai capito dove sta il dilemma?

Sta nel fatto che, ognuno dei due criminali è portato, per il proprio bene, ad accusare l’altro (quindi a collaborare con la giustizia, sperando che l’altro non collabori).

Ma non sapendo cosa farà l’altro, è molto probabile che, avendo ragionato anch’egli per il proprio bene, entrambi si troveranno con 6 anni di carcere.

Di contro, se uno dei due pensa di non accusare l’altro, è molto probabile che si beccherà tutta la pena di 7 anni, mentre il proprio complice sarà scarcerato (avendo scelto il proprio bene al bene comune).

La scelta migliore da prendere, per entrambi, dovrebbe essere quella di non collaborare con la giustizia (ma di rimanere fedeli tra di loro) in modo da avere entrambi una pena breve da scontare in modo paritario (1 anno per entrambi).

Eppure, secondo la teoria dei giochi, il dilemma del prigioniero si chiude e si chiuderà sempre con l’anteposizione del proprio bene al bene comune, con l’esito che entrambi i criminali sconteranno una pena di 6 anni per ciascuno.

Dilemma del Prigioniero … e nella nostra professione?

Bene, ora che vi ho raccontato la bella novella sui due manigoldi, che lezione ci portiamo a casa?

Primo caso tipo: due contendenti e un arbitro (noi)

Mi vengono in mente quelle situazioni che capitano nel mondo dell’edilizia, dove noi siamo chiamati ad essere gli arbitri (direttore dei lavori) tra due potenziali contendenti (committente e impresa).

Abbiamo un grande vantaggio, però, rispetto ai malviventi della paradosso del prigioniero: noi siamo in grado di parlare con entrambi gli attori coinvolti e possiamo farli ragionare e spiegare loro che la collaborazione tra le parti è sempre la soluzione che porta al male minore per tutti.

Spesso, infatti, ognuno di loro sarà portato a ragionare in modo molto egoistico, e a rischiare tutto pur di non accettare una piccola perdita; quando dalla teoria dei giochi e dal dilemma del prigioniero sappiamo che l’unico modo sensato di chiudere una posizione di contrapposizione non è quella di ragionare per il bene proprio, ma per il bene comune.

Ecco che ci troveremo persone che sfoggiano “MioCuGGinoFal’Avvocato!!11!” (sì, gli 1 dopo i punti esclamativi sono voluti) senza ragionare su quella che può essere l’unica soluzione sensata e razionale possibile: evitare di scontrarsi ed evitare di essere egoisti.

Secondo caso tipo: due contendenti e nessun arbitro

Esistono anche delle altre situazioni, dove saremo noi in potenziale contrapposizione con un antagonista, e ci troveremo a scegliere tra il nostro bene e il bene comune.

Purtroppo per questi casi non c’è una risposta seria e definitiva.

Il motivo?

Che rispetto alla teoria esposta del dilemma del prigioniero, entrano in campo tutta una serie di fattori che non sono a sistema.

Come la nostra personalità, la personalità delle controparte.

I consigli più o meno giusti, e più o meno interessati dei consulenti delle parti.

L’emotività: non tutti reagiscono allo stesso modo alle varie situazioni. E quello che per voi può essere la normale evoluzione di un contenzioso, per l’altro potrebbe essere un affronto personale e una mancanza di rispetto.

O viceversa.

Magari la controparte è abituata a gestire già dalla fase iniziale di un diverbio con la lettera dell’avvocato mentre voi siete abituati a trovare una soluzione anche solo con una telefonata.

Ecco che il disallineamento di comportamenti e temperamenti porta a non avere sempre una soluzione razionale e corretta ad un potenziale dilemma del prigioniero.

Il consiglio smart che mi sento di darvi è: non fatene mai una questione di principio.

Con il principio non si va da nessuna parte.

Fatene una questione pratica: la risoluzione di un problema nel minor tempo possibile, che spesso è la più grande variabile che nessuno ci restituirà mai indietro.

Daniel San!

decreto salva casa silenzio diniego silenzio assenso

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Cliente che Non Paga: Che Cosa Possiamo Fare?

Può capitare che un cliente scelga di non pagare la nostra fattura. In questi casi, come possiamo comportarci? Che cosa possiamo fare per avere quanto in nostro diritto?

Cliente che non paga.

Purtroppo, nell’esercizio della nostra professione, può capitare un cliente che pensa di essere più furbo di tutti, e dopo aver ottenuto il nostro lavoro, scelga deliberatamente di non pagare.

Vediamo quali strategie possiamo attuare per evitare che un cliente non paghi, e che cosa possiamo fare quando un cliente sceglie di non pagare la nostra parcella.

Le strategie che consiglierò sono legali: no, quindi nessun gambizzazione o altre operazioni che le leggi italiane ritengano non lecite 😂.

Cliente che Non Paga: Come Prevenire

E’ proprio vero, prevenire è meglio che curare.

La prima strategia che possiamo attuare è quella di evitare di metterci nella condizione che un cliente possa non pagare i nostri servizi professionali.

Un buon consiglio è quello di strutturare la nostra lettera di incarico per non trovarsi mai, o quasi, nella condizione di dover essere noi a dover inseguire il pagamento.

Strutturarla in acconto sulla prestazione svolta è, pertanto, una buona strategia (non sempre possibile, ma certamente consigliabile).

In acconto … alias … pagamenti in anticipo sulle singole fasi lavorative

Provo a fare un esempio pratico: la nostra convenzione di incarico professionale potrebbe prevedere che veniamo pagati al rilascio del permesso di costruire.

In questo caso, rischiamo che il committente, una volta ottenuto il permesso di costruire, scelga di non pagarci, e ci troveremo nella condizione di dover “inseguire” quanto ci è dovuto e quanto promesso.

Cambiare l’approccio, ovvero, scrivere una convenzione di incarico professionale che preveda il pagamento alla presentazione del progetto (o magari prima della presentazione), ci mette nella condizione di sicurezza, opposta.

Questa strategia è consigliabile e consigliata ma non sempre possibile: non è possibile quando si ha a che fare con grandi aziende che impongono i loro flussi di cassa o quando si ha a che fare con le amministrazioni pubbliche.

Se però, non ci vogliamo trovare a dover rincorrere un privato per le poche centinaia di euro che ci deve riconoscere per un attestato di prestazione energetica, l’unico modo possibile è quello del pagamento in acconto.

Se poi non è proprio possibile ottenere il 100% in acconto, allora potete strutturare degli step di pagamento, sempre in acconto, sull’avanzamento del vostro lavoro.

Cliente che Non Paga: Come Comportarsi Quando Succede

cliente che non paga come comportarsi

A volte può capitare che il cliente, ottenuta la nostra prestazione professionale, scelga di non pagare l’onorario.

Non abbiamo avuto modo di prevenire, e pertanto ci troviamo nella condizione di rincorrere il cliente che non paga.

Il primo approccio che consiglio è quello “morbido“.

Con le buone, spesso, si ottiene tutto.

O quasi.

Quindi, una chiacchierata per comprenderne i motivi, valutarli e capire se sono superabili ci può mettere nella condizione di ottenere il pagamento, magari con un ulteriore piccolo sforzo.

Attenti però a non cadere nel tranello di alcuni che ci chiedono sempre quel qualcosa in più, promettendo un pagamento che non arriverà mai: in questo caso, la loro strategia è solo quella di ottenere ancora più lavoro da non retribuire.

Cliente che Non Paga: Che Fare? Spostare la comunicazione da informale a formale

cliente che non paga con le buone pec

Se da una parte è vero che con le buone si ottiene tutto, dall’altra è anche vero l’esatto contrario.

A volte, con le buone, non si ottiene proprio nulla, e bisogna spostare la comunicazione su un altro livello.

E’ solo a questo punto che le comunicazioni da informali (chiamate, messaggi, e email) possono spostarsi su un livello più formale, come le PEC.

Il mio consiglio, in questo caso però, è quello di evitare di scrivere una comunicazione formale (PEC) senza un ausilio di un consulente legale.

Lo so che può sembrare prematuro: questo, però, è l’anticamera del contenzioso e scrivere qualcosa che ci si possa ritorcere contro è da evitare.

Prima di procedere, però, con una lettera di un legale è bene procedere con una nostra comunicazione formale (magari con il solo ausilio nascosto di un legale), in modo da sperare di trasformare il cliente che non paga in cliente che paga.

A questo punto abbiamo due possibilità:

  • paga
  • non paga

Esistono anche dei casi in cui paga … ma meno di quanto dovrebbe; questo caso lo assimiliamo al “non paga”.

Cliente che Non Paga: Che Fare? Spostare la comunicazione da formale a legale

cliente che non paga lettera dell'avvocato

In caso di un ulteriore rifiuto a procedere all’onorare l’onorario, allora la comunicazione formale (PEC) passa per la mano, e la firma di un legale.

Il consiglio è quello di scegliere un avvocato che vi aiuti a non andare in contenzioso.

Cercare di chiuderla prima vi aiuta a recuperare più soldi, guadagnare tempo, e guadagnare in salute.

Ottenere il 100% della parcella tra 5 anni a seguito di litigio legale, contro l’ottenerne l’80% subito e senza andare oltre, se contiamo il potere di spesa di quella parcella e le spese legali da sostenere, sicuramente ci conviene chiuderla subito.

L’importante è non farsi prendere dal “è una questione di principio” 🤦‍♂️: bisogna rimanere sempre razionali e calcolatori.

Soprattutto perchè non sappiamo come andrà a finire: purtroppo l’esito è incerto anche quando dovrebbe essere certo.

Se anche le comunicazioni “bonarie” dell’avvocato non sono utili allo scopo di ottenere il pagamento di quanto dovuto, allora si può passare ad un decreto ingiuntivo.

Cliente che Non Paga: Il Decreto Ingiuntivo

cliente che non paga decreto ingiuntivo

Il Decreto Ingiuntivo è qualcosa da chiedere ad un giudice, per il tramite del vostro legale.

Quando la richiesta del Decreto Ingiuntivo viene accolta, il Giudice, in buona sostanza, impone alla persona di procedere al pagamento.

In assenza di questo pagamento, con il Decreto Ingiuntivo in mano, potrete procedere al recupero forzoso della somma mediante la notifica alla banca del vostro cliente o mediante la notifica al datore di lavoro; questi procederanno al pagamento come imposto dal giudice.

Facile no?

In realtà non è così facile.

Senza entrare troppo in procedimenti e definizioni che non conosco precisamente, dovete sapere che il decreto ingiuntivo può essere immediatamente operativo (e quindi darvi la possibilità di pignorare le somme dal conto o dal posto di lavoro del cliente che non ha pagato), oppure esecutivo dopo un decorso temporale.

Il cliente non pagante a cui viene notificato il decreto ingiuntivo, sia che questo sia esecutivo immediatamente o dopo un termine, può sempre opporsi.

L’opposizione al Decreto Ingiuntivo si chiama, in avvocatese, “riconvenzionale“: ovvero il cliente che non ci ha pagato diventa il principale attore che agisce contro di noi, per l’annullamento del decreto ed eventuali altre richieste.

Insomma … non è tutto oro quel che luccica.

Cliente che non paga: Sintesi Smart

Prevenire con una buona lettera di incarico che ci metta nelle condizioni di avere il compenso prima del lavoro.

Lavorare in acconto è sempre una buona strategia.

Quando non è possibile, e il cliente non paga, provare ad agire con le buone e con un approccio morbido: cercare di comprendere le ragioni per i quali il cliente ha scelto di non onorare l’onorario è un primo passo per trovare un accordo senza andare oltre.

Se fino ad ora tutti i tentativi non sono andati a buon fine, si può passare alle comunicazioni formali (PEC), magari con l’ausilio nascosto di un legale (in questa fase dobbiamo scrivere ufficialmente, senza che quel che scriviamo ci si possa ritorcere contro successivamente).

Successivamente, si procede alla lettera del legale.

In ultimo, un bel decreto ingiuntivo del giudice ci potrebbe risolvere la situazione.

Il consiglio migliore è, però, sempre quello di evitare tutto questo!

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