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Il Principio Di Cassa nella Libera Professione

Il principio di cassa è una di quei concetti che, in qualità di professionisti con partita iva, non possiamo ignorare. E dobbiamo conoscere per evitare possibili problemi.

Fatturare” non è una pratica del satanismo.

Frase letta sul web

Premetto che non sono un fiscalista, quindi questa non vuole essere (e non sarà) una trattazione esaustiva sulla materia, nè andremo a trattare chissà quali aspetti particolari del principio di cassa.

Il mio intento è quello di spiegarvi cosa sia il principio di cassa, perchè è importante conoscerlo, e che cosa potrebbe succedere qualora non lo considerassimo a dovere, per quello che rappresenta.

L’articolo sarà volutamente più breve del solito, per concentrare la nostra attenzione sul principio di cassa e su alcuni possibili errori che dobbiamo evitare per avere problemi con il fisco.

Non essendo un fiscalista, mi scuso in anticipo per alcune imprecisioni che ci potranno essere.

Il Principio di Cassa nella Professione dei Tecnici Smart. Che cos’è?

Che cos’è il principio di cassa?

E’ quel principio contabile secondo il quale un introito deve essere contabilizzato (a qualunque fine, impositivo, reddituale, ecc…) solo nel momento in cui si ha il movimento in ingresso (incasso).

La sola emissione di una fattura, pertanto, non genera un principio di cassa.

Il pagamento di quella fattura, quindi l’effettivo incasso, è quello che determina se quelle somme devono essere contabilizzate.

Analogamente per le spese: ricevere una fattura, ma non pagarla non determina una spesa.

La fattura si trasformerà in una spesa da contabilizzare solo nel momento in cui la pagheremo.

Il Principio di Cassa: E’ Obbligatorio per i Professionisti?

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Il principio di cassa non è qualcosa che si può scegliere.

Se sei un libero professionista, è un principio contabile che si applica alla tua contabilità.

A prescindere dal fatto che tu sia un professionista in regime forfettario o in regime ordinario.

Non si applica alle società, alle quali si applica il principio di competenza.

Le società, siano esse di persone o di capitale, invece applicano il principio di competenza, il quale prevede che un guadagno o una spesa si concretizzano nel momento di realizzazione, e non nel momento di emissione della fattura e nemmeno nel momento di pagamento delle stesse.

Ma non è argomento di questo articolo, quindi torniamo al nostro principio di cassa per i liberi professionisti.

Principio di Cassa: Perchè è importante rispettarlo?

Vabbè … è importante sicuramente perché è un principio contabile obbligatorio, e non facoltativo. Quindi è un obbligo di legge rispettarlo.

Ma perché è così importante conoscere il principio di cassa? Lo vediamo nel prossimo paragrafo.

Il Principio di Cassa: L’avviso di parcella prima della fattura

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Il professionista, come abbiamo detto, ha l’obbligo di emissione della fattura una volta ricevuto il pagamento.

Se emette una fattura prima della ricezione del pagamento, questa non rientra nella contabilità dell’anno in corso fino al momento dell’effettiva ricezione del pagamento.

Il consiglio è quello di emettere, quindi, documenti non fiscali come avvisi di pagamento, avvisi di parcella, pre-notule, ecc… (chiamateli come volete), a cui seguirà la fattura fiscale una volta ricevuto l’effettivo pagamento.

Purtroppo non è sempre possibile.

Mi vengono in mente alcuni casi frequenti per i quali non è possibile emettere documenti non fiscali per ricevere un pagamento.

Il primo è quello del professionista che esegue la prestazione per una pubblica amministrazione.

La PA sappiamo che procederà al pagamento solo dopo l’emissione del documento fiscale (fattura) regolarmente trasmesso al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate.

Un altro caso frequente per il quale ci chiedono la fattura prima del pagamento sono le detrazioni fiscali: per una “pulizia” in materia di detrazioni fiscali, infatti, il committente preferisce effettuare un bonifico parlante nel quale sia richiamato un documento fiscale e non un documento non fiscale (e come dargli torto!).

Altri casi possono essere quelli di alcune grosse società che preferiscono, sempre per una questione di pulizia e ordine contabile interno, pagare solo una volta ricevuta una fattura fiscale, e non un documento non fiscale, in modo da non dover “inseguire” il professionista distratto che poi non emette la fattura.

In linea generale, laddove possibile, il mio consiglio è quello di emettere un documento non fiscale e far seguire la fattura fiscale solo dopo l’effettivo pagamento, nel pieno rispetto del principio di cassa.

Il Principio di Cassa: Alcuni Errori da Evitare

Conoscere il principio di cassa è molto utile per evitare alcuni errori che ci possono costare caro.

Sappiamo che è un incasso quel che ci impone di emettere fattura.

Il primo errore da evitare è quello di emettere fatture e considerarle pagate anche se non lo sono.

Se commettiamo questo errore, non stiamo rispettando il principio di cassa e ci troveremo a pagare imposte (qualunque sia il nostro regime fiscale) non dovute.

principio di cassa ingegnere architetto geometra

Il secondo errore da evitare è quello di non pianificare correttamente la propria fiscalità, e magari uscire dal regime forfettario per pochi euro.

Senza incorrere in condotte elusive, possiamo utilizzare questo principio per rispettare i limiti imposti dal regime forfettario.

In questo caso, l’anno successivo avremo un regime fiscale differente, con tassazioni nettamente differenti, tali per cui lasciare il regime forfettario per pochi euro può essere un errore di pianificazione finanziaria che si pagherà molto caro.

In un altro articolo, farò degli esempi di calcolo dove vedremo quando è conveniente uscire dal regime forfettario, e sotto quale soglia, invece, diventa un bagno di sangue.

Ovviamente tutti speriamo di poter uscire dal forfettario, perché significa che il nostro lavoro sta andando molto bene: essere attenti al principio di cassa e fare un po’ di pianificazione (anche nell’uscita dal regime) è qualcosa a cui dobbiamo prestare attenzione se teniamo ai nostri soldi.

Una particolare attenzione (quindi non necessariamente un errore) è quello che capita con le fatture e i compensi ricevuti a fine anno, ancora peggio se a cavallo d’anno.

Capita spesso con i lavori che beneficiano di detrazioni fiscali: il committente si trova ad effettuare il pagamento gli ultimi giorni dell’anno (magari proprio il 31 dicembre) e noi riceviamo le somme i primi giorni dell’anno successivo.

Il principio di cassa vorrebbe che le somme siano da contabilizzare solo quando effettivamente nella disponibilità del professionista; e ci sono pure dei chiarimento dell’Agenzia delle Entrate che lo confermano.

Tuttavia, la tessa Agenzia si smentisce in altre occasioni, andando ad imporre al professionista (è capitato in un contenzioso tributario tra un professionista e l’Agenzia stessa) di dover contabilizzare le somme entro l’anno, ancorchè non disponibili nel suo conto solo perché il solo avviso del committente di avvenuto pagamento determina il compenso per il professionista (molto discutibile come concetto).

Mah … l’Agenzia dice bianco o nero a seconda dei casi … su questo non ho una risposta definitiva. Sarà il vostro commercialista ad indicarvi quale sia l’impostazione corretta del principio di cassa per i pagamenti ricevuti a cavallo d’anno.

Il Principio di Cassa: Sintesi Smart

Dicono che le tasse sono inevitabili, come la morte. Almeno la morte non arriva ogni anno.

John Stossel

Il principio di cassa in breve:

  • è il principio contabile prevede che sia l’effettivo incasso per considerare un guadagno, così come l’effettiva uscita per considerare una spesa
  • è obbligatorio per i liberi professionisti; le società, invece, vanno secondo il principio di competenza
  • il principio di cassa ci può aiutare nella pianificazione finanziaria
  • il principio di cassa ci può aiutare a non pagare tasse non dovute, o versare iva non dovuta
  • l’obbligo di emissione della fattura è dopo la ricezione del pagamento (prima è una scelta)
  • è consigliabile emettere un avviso di parcella (non fiscale), ed emettere la fattura (fiscale) solo dopo la ricezione del pagamento

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La Psicologia Dei Soldi. Il rapporto con i soldi è qualcosa di molto soggettivo. Da questo libro ho voluto estrarre alcune lezioni utili.

Ognuno di noi ha il proprio rapporto con i soldi.

C’è chi sta male ogni volta che deve pagare qualcosa, e c’è chi, invece ed in modo diametralmente opposto, non riesce a tenersi nulla in mano perché deve sempre spendere tutto quello che ha.

C’è chi li spende anche come antistress: ti è mai capitato lo shopping compulsivo?

Peggio ancora, lo shopping compulsivo riparatore 😂.

C’è ancora quello che sta bene solo se risparmia; alcuni, addirittura, vivono di privazioni (quasi di stenti) tutta la vita, per poi morire milionari.

Altri ancora li demonizzano: se hai soldi, sei sicuramente un mostro. O un disonesto. O figlio di qualcuno.

Nella loro testa, è impossibile che qualcuno se li possa essere guadagnati. Ancora meno meritati!

Eppure … tutti lavoriamo, tutti i giorni, per averne un po’.

Un aspetto che fa quasi paura, è che, nella realtà quotidiana, nessuno di noi (o quasi nessuno) ha mai pensato, o pensa al proprio rapporto con i soldi.

Tutti lo diamo per scontato.

Pensiamo, persino, che gli altri abbiano lo stesso atteggiamento che abbiano noi verso i soldi.

Ecco, un ottimo libro da leggere sull’argomento, anche per esplorare quel che proviamo noi verso il denaro, è quello di Morgan Housel: La Psicologia dei Soldi.

[MODE SPOILER]

Per me, questo libro, andrebbe insegnato a scuola!

[/MODE SPOILER]

La Psicologia Dei Soldi” di Morgan Housel è un libro di educazione finanziaria la cui tesi di fondo è che nella gestione dei soldi non è tanto importante ciò che conosciamo, ma come ci comportiamo. 
In altre parole, il buon Morgan sostiene che la dimensione psicologica gioca un ruolo primordiale in materia di finanza personale e dobbiamo tenerne conto per comprendere tante verità legate al denaro.

“Le persone fanno cose folli con i soldi. Ma nessuno è folle”.

Morgan Housel


Le persone fanno cose folli con i soldi. Ma nessuno è folle.

Quanta verità in queste parole.

In realtà, quando noi pensiamo che le persone fanno cose folli con i soldi, sono folli per noi!

Ma certamente non per loro, che hanno compiuto quel gesto tanto lontano dalla nostra comprensione.

la piscologia dei soldi morgan housel le persone fanno cose folli coi soldi ma non sono folli

Il libro offre una panoramica approfondita su come le emozioni, le esperienze personali e i bias cognitivi influenzino il modo in cui gestiamo le nostre finanze.

Housel utilizza una combinazione di aneddoti, storie e dati empirici per illustrare concetti chiave legati alla psicologia del denaro, spiegando come la nostra mente sia incline a errori sistematici quando si tratta di prendere decisioni finanziarie. Attraverso esempi concreti e situazioni reali, il libro offre preziose lezioni su come individuare e mitigare tali errori.

Un tema ricorrente nel libro è l’importanza della prospettiva a lungo termine e della pazienza nell’investire.
Housel sottolinea che il successo finanziario non dipende solo dalle competenze tecniche, ma anche dalla capacità di controllare le emozioni e resistere alle tentazioni a breve termine.

In generale, “La Psicologia dei Soldi” è un libro che offre un approccio accessibile e pragmatico alla gestione delle finanze personali, fornendo ai lettori una migliore comprensione di come le decisioni finanziarie vengono influenzate dalla psicologia umana.
La sua combinazione di narrazione coinvolgente e saggi consigli lo rende un’ottima risorsa per chiunque sia interessato a migliorare la propria gestione del denaro e a comprendere meglio il proprio rapporto con le finanze.

Detto ciò, quali lezioni ci portiamo a casa?

Lezione #1: L’Impatto delle Emozioni sulle Decisioni Finanziarie

Le emozioni giocano un ruolo cruciale nelle decisioni finanziarie.

Le emozioni influenzano il nostro pensiero razionale e possono portare a comportamenti irrazionali.

La paura e l’avidità, in particolare, possono distorcere la nostra percezione del rischio e della ricompensa, spingendoci a compiere scelte finanziarie impulsivamente.

È importante riconoscere, e accettare, che ciascuno di noi ha un’esperienza unica che informa le nostre decisioni finanziarie, e questa esperienza può essere limitata e distorta.

Ad esempio, le persone possono essere influenzate da eventi passati, come una recessione economica vissuta in giovane età, che colora la loro percezione del rischio futuro: hai presente la nonna che ha vissuto la guerra e che risparmia ancora oggi, mettendo da parte tutta o quasi la pensione, non si sa per chi o per cosa?

Ecco, quel comportamento deriva dalla paura dell’infanzia vissuta in un momento di assoluta paura, incertezza del futuro, e di forti restrizioni economiche; sapere di mettere da parte, per lei, risolve quel problema e le permette di dormire tranquilla.

Comprendere il ruolo delle emozioni nelle decisioni finanziarie può aiutarci a sviluppare una maggiore consapevolezza e adottare strategie più razionali nella gestione dei nostri soldi.

Lezione #2: Differenze tra Diventare Ricchi e Rimanere Ricchi

Diventare ricchi e rimanere ricchi sono due obiettivi diversi che richiedono qualità e strategie diverse.

Per diventare ricchi, spesso è necessario correre rischi e adottare un’ottimistica prospettiva a lungo termine.

Tuttavia, una volta raggiunta la ricchezza, è essenziale essere umili e prudenti, riconoscendo che la fortuna può aver giocato un ruolo nel nostro successo finanziario.

Questo equilibrio tra rischio e prudenza è fondamentale per preservare la ricchezza nel tempo e proteggerla da eventuali perdite.

Ad esempio, coloro che investono in modo imprudente o spendono eccessivamente dopo aver raggiunto la ricchezza possono ritrovarsi in difficoltà finanziarie.

La frugalità e la capacità di adattarsi ai cambiamenti delle circostanze finanziarie sono quindi importanti per mantenere la ricchezza nel lungo periodo.

Lezione #3: L’Importanza di Non Mostrare Ricchezza

Questa lezione può sembrare scontata, ma purtroppo non lo è.

Nell’era dei social, dell’apparenza, delle Ferrari o Lamborghini affittate per un’ora (forse mezz’ora) per fare un video e fingersi ricchi pur di vendere un infoprodotto su “come diventare ricchi” al modico prezzo solo per oggi di 39 euro, l’affitto della stanza a Dubai per mostrare una realtà che non esiste … insomma in quest’epoca dove in tanti pensano più ad apparire che ad essere, l’importanza di non mostrare e ostentare ricchezza rimane una lezione molto attuale.

Aggiungo … ancor più se la ricchezza non ce l’hai.

Mostrare ricchezza attraverso acquisti vistosi o uno stile di vita lussuoso può essere ingannevole e non riflette necessariamente la vera situazione finanziaria di una persona.

È importante comprendere che la vera ricchezza risiede nella gestione saggia delle risorse finanziarie e nel mantenere un equilibrio tra spese e risparmi.

La vera ricchezza è fare in modo che i soldi ti liberino “tempo”: il tempo è l’unica risorsa non rinnovabile nella nostra vita.

Tu puoi fare tutti i soldi che vuoi, ma non puoi avere tutto il tempo che vuoi.

Giudicare la ricchezza basandosi su segni esteriori può essere fuorviante e portare a decisioni finanziarie poco sagge (per non dire stupide!)

Al contrario, concentrarsi sulla costruzione di una solida base finanziaria attraverso abitudini di risparmio sane (occhio … ho detto sane!) può garantire una maggiore sicurezza finanziaria nel lungo termine.

Quel “sane” non vuol dire diventare accumulatori seriali di soldi, per chissà cosa.

Quel “sane” significa evitare gli eccessi della spinta ad apparire, che non porta a nulla.

Ricorda:

Quando qualcuno ti vede sulla Lamborghini, non si ricorda di te, ma della Lamborghini. #Sapevatelo

Lezione #4: La Fallacia di Basarsi sui Dati Storici

Solo perché qualcosa è successa nel passato, non significa che ricapiterà nel futuro.

Eppure, la nostra mente si basa su questo.

Questo concetto si ricollega a quello del “Cigno Nero” di Nassim Nicholas Taleb, ma del Cigno Nero ne parleremo in un altro articolo. 😉

Fidarsi troppo dei dati storici per guidare le decisioni finanziarie può portare a errori significativi, poiché il passato non è sempre un indicatore affidabile del futuro.

Il mondo finanziario è in continua evoluzione e le condizioni economiche e di mercato possono cambiare in modi imprevedibili.

È importante adottare una visione critica dei dati storici e riconoscere i limiti della loro applicabilità nel prevedere il futuro.

Basarsi esclusivamente sui dati passati può essere sbagliato; è consigliabile prendere in considerazione una varietà di fattori, tra cui le condizioni attuali del mercato, le tendenze economiche e i cambiamenti strutturali nel panorama finanziario.

Sii pronto al cambiamento, e guardati sempre intorno.

Non dare nulla per scontato e non basarti solo sui dati storici.

Lezione #5: Il Concetto dell’Abbastanza

Abbastanza.

L’Abbastanza, come concetto, è una medaglia, e in quanto tale, ha due facce:

  • c’è chi non ne ha mai abbastanza
  • e c’è chi ne ha già abbastanza

Se portati all’estremo, questi due modi differenti e soggettivi di vedere la stessa realtà oggettiva, sono entrambi tossici e nocivi.

Chi non ne ha mai Abbastanza

Chi non ne ha mai abbastanza è portato ad alzare sempre l’asticella: nel campo della finanza e dei soldi, alzare l’asticella si traduce in assumersi rischi sempre maggiori.

Unisci una grande ambizione, una forte propensione al rischio, l’adrenalina che si prova, e hai un mix potenzialmente letale.

Queste attitudini sono positive: il problema sorge quando si esagera e si esasperano, e diventano attitudini tossiche.

Chi ne ha già Abbastanza

Chi ne ha già abbastanza, invece, sembra aver raggiunto il nirvana economico.

In realtà, spesso, dietro all’averne già abbastanza, si cela una maschera pesante:

  • l’assenza di ambizione
  • la triste accettazione dello status quo
  • l’accettazione dell’incapacità di cambiare
  • la scusa di non essere in grado

Ma allora dove sta la verità? Dove si trova il corretto punto di incontro tra i due estremi?

In medio stat virtus.

Evvabene, non avevate bisogno di me per sapere che la virtù sta nel mezzo.

Tuttavia, per il concetto dell’Abbastanza, dobbiamo capire che cosa vuol dire “stare nel mezzo”.

La virtù dell’Abbastanza risiede in un aspetto fondamentale: Abbastanza per Me.

Non è una questione di quantità, nè una questione di confronto rispetto alla quantità che hanno gli altri.

Abbastanza per me è l’assunzione di quel rischio massimo oltre il quale, non si dorme più tranquilli.

Fino a quando dormo tranquillo, è Abbastanza. Per me.

A prescindere da quello che potrei ottenere rischiando di più.

Quando si comprende che non ha senso perdere il sonno per qualche euro in più in tasca, si comprende cosa significa Abbastanza Per Me.

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Ingegnere: Come Fare un Preventivo. 5 Tecniche Efficaci

Ingegnere: come fare un preventivo. Cinque tecniche per stimare qual è l’onorario corretto da richiedere al committente per la prestazione desiderata

Vendimi Questa Penna

The Wolf of Wall Street

Un tempo c’erano le tariffe minime

E, immagino, che ci fosse poco da sbagliare e stimare quale fosse un onorario corretto per la propria prestazione d’opera fosse semplice.

Lo immagino perché è un qualcosa che io non ho vissuto; qualche anno prima che io avessi l’abilitazione ad esercitare la professione dell’ingegnere, arrivò il decreto “concorrenza” del sig. Bersani, che liberalizzò il quantum fosse possibile richiedere per le proprie prestazioni tecniche.

In entrambi i mondi, il prima con le tariffe professionali minime, e il dopo, hanno degli aspetti positivi e negativi.

Se da una parte i minimi garantivano che le professioni venissero svilite, vedendo riconosciute parcelle ridicole a professionisti con responsabilità altissime, dall’altra il sistema dovrebbe (almeno in teoria) essere diventato più meritocratico.

In teoria (e lo ripeto … in teoria), se sei bravo ti pagano di più e se non lo sei chiederai un importo inferiore.

Bah … da bravi ingegneri, sappiamo che tra la teoria e la pratica c’è un abisso.

Oggi, che siamo nel mondo del “dopo le tariffe minime“, dobbiamo capire quanto farci pagare per le nostre prestazioni.

E quando ho iniziato con la professione, non vi nego, di aver avuto difficoltà a rispondere a queste domande:

Per questo lavoro, quanto è giusto chiedere?

Per un APE, quanto posso chiedere?

Per un progetto “Piano Casa”, qual è l’onorario giusto?

Tutte domande a cui non si sa rispondere, se non con l’aiuto di qualcuno.

La prima azione da compiere, per aiutarti a rispondere a queste domande è chiedere a qualcun altro.

Pronto Gigi … ciao … quanto chiedi tu per un APE?

Ma guarda… è una ca**ata da fare … 50 euro.

Capirete da soli quali sono i limiti di questa strategia: non possiamo delegare all’amico che, seppur sembri più esperto di noi, ancora non ha capito quanto vale il suo lavoro.

ingegnere come fare un preventivo calcolo onorario professionale

Ok, ora che abbiamo anche la rappresentazione del nostro amico Gigi, e sappiamo con certezza che non è opportuno seguire i suoi consigli, vi illustro alcuni metodi di stima del vostro onorario professionale, che sia coerente con il mercato locale.

Eh sì … quando vi chiedono un preventivo, spesso dovete tenere conto del “costo di mercato” di una vostra prestazione.

Ma andiamo con ordine.

Ecco cinque metodi pratici (che non significa che siano gli unici, o quelli corretti) per stimare il vostro onorario professionale.

Tecnica #1 – Ingegnere: Come Fare un Preventivo – Calcolo del Costo Vivo e del Tuo Tempo

Ingegnere Come Fare un Preventivo - costo orario

Uno dei metodi più semplici è stimare quanto tempo ci si impiega a svolgere l’attività.

Partiamo subito con un esempio pratico: un Attestato di Prestazione Energetica di un appartamento standard di 80 mq, senza particolari difficoltà di calcolo.

Dovremo stimare:

  • costo vivo per il sopralluogo/spostamenti
  • stima del tempo necessario che impiegherai a svolgere la prestazione
  • costo vivo per eventuali stampe da consegnare

Al netto dei costi vivi da sostenere (carburante, stampe, ecc…), che potete calcolare da soli, la parte difficile è la stima del tempo impiegato e, come vediamo dopo, il corrispettivo da applicare alla singola ora.

Siamo ottimisti per natura, e pensiamo che “se tutto va bene“, non ci si dovrebbe impiegare più di quattro ore per il sopralluogo e l’elaborazione.

Bene … ora che stai che puoi preventivare quattro ore del tuo tempo lavorativo, devi stabilire un compenso orario che possa essere remunerativo anche della responsabilità che la firma sopra un documento comporta.

Ma come stabilire quanto costa una propria ora?

Vediamo alcuni scenari possibili

SCENARICOSTO ORARIOTOTALE preventivo (4h)TASSE e inarcassa (30%)UTILE netto
SCENARIO 1 – bar10 €/h40 €12 €28 €
SCENARIO 2 – cena e ricarica del cellulare25 €/h100 €15 €85 €
SCENARIO 3 – cena romantica50 €/h200 €60 €140 €
SCENARIO 4 – forse forse75 €/h300 €90 €210 €
SCENARIO 5 – probabile?100 €/h400 €120 €280 €
SCENARIO 6 – difficile200 €/h800 €240 €560 €
SCENARIO 7 – ostriche e champagne500 €/h2000 €600 €1400 €

Nella tabella di sopra, ho voluto ipotizzare alcuni costi orari che possiamo valutare; dalla tabella si capisce quanto dovremo chiedere al committente, quanto ci si pagherà (più o meno di tasse) e quanti euri ci entreranno in tasca.

Scenario 1 “bar” – Se chiediamo una cifra oraria pari a quella di chi lavora in un bar (10 €/ora), in tasca non ci rimarrà altro se non una cifra (28 €) paria quella che possiamo spendere in un pub per un giro di birra con gli amici. Direi che questa ipotesi è meglio scartarla perchè svilisce il lavoro, e non vi rende nulla se non la responsabilità che comunque vi rimane per aver firmato l’Attestato. Bocciato!

Scenario 2 “cena e ricarica del cellulare” – Qui stiamo salendo di livello, ma senza grandi pretese. Idem come sopra, con la differenza che potremo permetterci non più il giro di birra al pub, ma una cena in solitario con una ricarica del cellulare. Scenario Bocciato!

Scenario 3 “cena romantica” – Andiamo sempre più su. Almeno in questo scenario, ti rimarrà una cifra per portare la tua metà (che sia un lui o una lei) a cena fuori. Bocciato? umh .. direi che si può valutare.

Scenario 4 “forse forse” – Con lo scenario “forse forse“, si può iniziare a fare un “pensierino” sulla cifra corretta da inserire nel preventivo. In realtà, probabilmente, si potrebbe stare anche in una vai di mezzo tra lo scenario 3 e il 4.

Dallo scenario 5 “probabile?”, si inizia a dare veramente un senso al proprio lavoro. Purtroppo ci si deve scontrare con il mercato.

Questo non significa che non possiate chiedere quanto previsto dallo scenario 6 “difficile” o, ancora meglio, quanto previsto dallo scenario 7 “ostriche e champagne”.

Tuttavia vi dovete ricordare che il vostro obiettivo non è solo quello di fare un preventivo, ma quello di prendere un lavoro che sia, per voi, appagante anche a livello economico.

Ed è chiaro che non si può non tenere conto del costo di mercato.

Ma il “costo di mercato” è la prossima tecnica che valuteremo per fare un preventivo.

Tecnica #2 – Ingegnere: Come Fare un Preventivo – Il Costo di Mercato

Il mercato è un luogo appartato dove gli uomini possono ingannarsi l’un l’altro.

Diogene Il Cinico

Inutile dire che, per attività professionali standard, dove il valore aggiunto del committente è molto basso, non si può non tenere conto del “costo di mercato” dell’attività che dobbiamo preventivare.

Mi spiego meglio.

Il 90% delle volte che qualche cliente vi chiederà un Attestato di Prestazione Energetica (superbonus escluso), è perché ha bisogno del pezzo di carta per

  • vendere l’appartamento
  • affittare l’appartamento

Anche se voi siete i migliori calcolatori di Prestazioni Energetiche degli edifici; anche se voi siete dotati di termocamera, termoflussimetro, e di tutti gli strumenti di diagnostica per effettuare l’Attestato di Prestazione Energetica veritiero e perfetto, al committente importerà solo una cosa:

  • spendere il meno possibile per l’ennesima incombenza burocratica

Nella testa della maggior parte delle persone, la vostra attività sarà solo l’ennesima trovata del legislatore per far lavorare tutti giovini tecnici che le università sfornano.

Senti … ti do duecento euro … tanto fa tutto il software cliccate due tasti, pipipi … non fate nulla … Sei già fortunato che mi serve urgente e non ho tempo di mercanteggiare. E ci sto pure rimettendo.

Ingegnere Come Fare un Preventivo - ci sto rimettendo

Dispiace dirlo, ma troppo spesso abbiamo sentito queste parole. O parole simili.

E’ chiaro che, dopo queste frasi, è poco probabile che si prenda il lavoro; quantomeno perché chi si ha davanti non sta riconoscendo nessun valore al nostro lavoro.

Enrico, Ma tutto questo pippotto perchè?

Semplice.

Perché se il prezzo di mercato MEDIO di quell’attività è di circa 250/300 euro, diventa veramente improbabile che il committente accetti di pagare 1500 € per lo stesso “pezzo di carta” anche se, nel tuo caso, deriva da una diagnosi strumentale.

E la motivazione è che l’Attestato, per il committente, rappresenta purtroppo solo un pezzo di carta necessario al suo scopo.

In questo caso, per poter fare un preventivo che sia efficace, dovrai accertarti del prezzo di mercato MEDIO dell’attività da svolgere, e posizionarti all’interno del range di appartenenza dove ritieni che sia sufficientemente remunerativo per l’attività.

Esempio numerico:

Se per gli APE (parliamo sempre di immobili standard senza particolari complessità) nella tua zona, il range di mercato relativamente all’onorario richiesto dai colleghi va da 40€ a 400€, potrai posizionarti all’interno di questo range, alla soglia minima oltre la quale non intendi fare il lavoro.

Se, quindi, per te un importo sufficiente per giustificare il lavoro è 250 €, vorrà dire che questo sarà il tuo preventivo, sotto la quale decidi (fin da subito) di non scendere.

E se il cliente propone 200 €?

Rifiuti.

Saranno solo 50 euro di differenza, ma ricordati che hai scelto la soglia minima sotto la quale non fare quella prestazione.

Diversamente, se accetterai questo compromesso, la volta successiva sarai disposto ad accettare anche 150, perché in fondo “sono solo 50 euro in meno della volta precedente“.

Comincia pensando alla fine.

E sii coerente (aggiungo io).

Tecnica #3 – Ingegnere: Come Fare un Preventivo – Guarda Chi Hai Davanti

La tecnica numero 3 è una tecnica poco ortodossa.

Forse ai limiti della sensatezza.

Ma vi assicuro che spesso funziona.

L’iter da seguire è questo.

  • Stima quale sia l’onorario giusto, secondo te, per l’esecuzione dell’attività professionale richiesta.
  • Prima di preparare il preventivo, pensa la persona che lo riceverà.
  • Analizzala. Cerca di capire se, dai vostri incontri preliminari, sono emersi elementi indicativi che possano guidarti.

Spesso emergono indizi interessanti che ti potranno permettere di fare un preventivo leggermente più comodo rispetto al minimo che saresti disposto ad accettare. Ad esempio ti dice che non chiederà altri preventivi perché non ha tempo.

Se invece qualcuno si lascia sfuggire frasi del tipo “tizio non l’ho pagato perchè … caio non l’ho pagato perchè …

Ecco, in questo caso, oltre a chiedere qualcosa in più, puoi (anzi, devi!) scegliere di farti pagare 100% in acconto, prima di iniziare, così da non rimanere “fregato”.

Tecnica #4 – Ingegnere: Come Fare un Preventivo – Calcola la Parcella

Ingegnere Come Fare un Preventivo - calcolo parcella

Questo è il “metodo tradizionale“.

Si può usare sempre.

Se decidi di usare questa tecnica, però, non puoi tornare indietro.

Scoprirai che, per tutti i lavori che avrai fatto, ti sei fatto pagare moooooolto meno di quanto avresti dovuto.

Che poi … si traduce con il fatto che puoi anche usarla quanto vuoi, ma diventerà difficile (in tanti casi, non sempre) che il preventivo venga accettato.

A tuo rischio e pericolo.

Tecnica #5 – Ingegnere: Come Fare un Preventivo – Bonus. Lascia o Raddoppia.

Ingegnere Come Fare un Preventivo - lascia o raddoppia

La tecnica del “lascia o raddoppia” è semplice.

Pensa all’importo minimo che sei disposto ad accettare per quel lavoro.

Fatto? Bene.

Raddoppialo.

Ecco, questo è l’importo giusto.

Se non accetta … lascia il lavoro.

Per chiudere… un bonus!

Vi svelo un segreto.

Alcune tecniche, sono meno serie di altre.

Che non significa che io non le abbia usate, in qualche circostanza.

Un ultimo consiglio: in base al cliente, non dimentica l’addizionale “pinza“.

L’addizionale “pinza” è quella somma da aggiungere ai preventivi di quei clienti che si sono dimostrati già particolarmente “rompi@@”.

Fatti del bene .. non dimenticare l’addizionale “pinza”.

Già rimpiangerai di aver preso il lavoro, almeno fatti pagare qualcosa in più!