La competenza tecnica ti fa entrare nel mercato, ma è il modo in cui lavori e pensi che fa la differenza nel tempo. In questa sezione parliamo di crescita professionale e personale per ingegneri e professionisti dell’edilizia: produttività, concentrazione, gestione delle abitudini, mindset e quelle lezioni — spesso prese dai grandi libri e riportate alla realtà del cantiere e dello studio — che aiutano a lavorare meglio senza bruciarsi. Perché essere bravi tecnici non basta se poi si è sopraffatti dalle scadenze o si prendono decisioni guidate dai bias. Qui trovi spunti pratici per migliorare un gradino alla volta, prendere decisioni più lucide e costruire una carriera solida e sostenibile. Sfoglia gli articoli qui sotto: ognuno è pensato per darti un’idea che puoi applicare già domani.

8 Qualità di un Leader di Successo

Alcune Qualità di un Leader di Successo: conoscerle è importante, per migliorarsi; possiamo (e dobbiamo) fare in modo che ognuna di esse diventi una nostra qualità.

L’unico tratto che accomuna davvero tutti i leader efficaci, se mai ne esiste uno, è la motivazione, una forma di gestione del sé che ci consente di mobilitare le nostre emozioni positive per proiettarci verso un obiettivo.

Daniel Goleman

Quando leggo o sento la parola leader, mi vengono subito in mente i grandi “condottieri” di imprese, quali Steve Jobs, e altra gente la cui faccia finisce nelle frasi motivazionali con espressioni facciali intelligenti di chi ha capito tutto nella vita.

leader di successo

In realtà, possiamo essere dei leader anche nel nostro piccolo mondo: che tu sia il titolare di uno studio tecnico, che lavori come libero professionista e ogni tanto collabori con qualche collega, o che tu sia un dipendente di un ente pubblico o di una società, è indifferente. Conoscere le qualità di un buon leader ci permette di lavorare su quegli aspetti di noi stessi che ci possono portare ad essere persone migliori nel lavoro e nella vita.

Anche se non sei a capo di nessuna azienda, studio o di nessuna unità operativa, avere un atteggiamento finalizzato al miglioramento di sé stessi ti permetterà di avere il giusto approccio per essere una persona migliore: lavorare su noi stessi porta risultati anche nel lavoro.

Le qualità che seguono sono alcune di quelle tratte dal libro di Dale Carnegie “Come diventare un Leader di successo“, del quale vi consiglio vivamente la lettura.

E’ un libro che ho ricevuto in dono da una collega di lavoro.

Io ho la fortuna di gestire alcune piccole realtà e ricevere un libro di questo tipo mi ha fatto molto piacere: è uno di quei libri di crescita personale che io chiamo “libri per conquistare il mondo“, ma nel leggerli ci si rende conto che più che conquistare il mondo altro non si fa che lavorare sul miglioramento di sé stessi.

E se poi, anche se non si conquista il mondo, almeno ci si sente una persona migliore di come eravamo ieri. 😁

1 – I Leader si ispirano a valori forti ed elevati principi etici, si comportano come esempio tanto nella vita privata quanto in quella professionale. Lavorare sodo, ma con etica permette di raggiungere i risultati prefissati. Fare, anziché parlare. Ma non solo l’azione distingue i leader; l’azione è mossa da principi, che mettono al primo posto l’etica e il rispetto, e non il raggiungimento del risultato. Il risultato è solo una conseguenza di una serie di azioni: e che ci crediate o no, si può raggiungere il risultato anche con comportamenti rispettosi e corretti.

2 – Sono proattivi e orientati al risultato. Le azioni che guidano un leader, che come abbiamo visto sono etiche e corrette, sono fortemente orientate al risultato. Un leader è colui che per primo vuole diventare padrone della conoscenza del dominio di interesse, così da poter prendere decisioni guidate dal buon senso.

3 – Hanno ottime capacità di ascolto. Quando penso ad un leader, la prima scena che mi viene in mente è il “OneManShow” che sale sul palco e cambia il mondo presentando l’ultimo modello di cellulare che … udite udite … tra le tante cose che fa … telefona! Wow, il mondo non sarà più lo stesso. In realtà un leader non è solo un comunicatore da palcoscenico; una delle qualità fondamentali di un leader è l’ascolto. Ascoltare e apprendere dall’ascolto è una delle qualità fondamentali: un leader che ascolta, e più in generare una persona che ascolta, è una persona che impara. Se vuoi conoscere l’importanza dell’ascolto, ti consiglio di leggere perché è importante non perdere nessuna buona occasione per stare zitti 🤐

4 – Sotto pressione, dominano le emozioni. Nella vita e nel lavoro ci si trova, spesso, in situazioni complicate. Ci si trova davanti a decisioni non facili da prendere. La capacità di dominare le emozioni sotto pressione (che può venire sia dall’importanza della decisione da prendere in una situazione difficile, sia dalla quantità delle situazioni da gestire) è un aspetto fondamentale per poter essere lucidi e prendere la decisione razionale anche quando “la pancia” direbbe altro.

5 – Hanno un atteggiamento positivo. Sembra scontato da dire, ma l’atteggiamento positivo è una di quelle qualità che un leader ha. Avere il giusto atteggiamento è anche fondamentale per reagire in modo efficace ai contesti: spesso, qualcosa può andare bene o male, dipende solo dal nostro atteggiamento. Che tu creda di farcela o di non farcela, avrai comunque ragione. Diceva il buon Ford.

6 – Mentalità aperta e accolgono suggerimenti. Anche questa sembra tanto semplice quanto scontata, eppure è qualcosa che non è da tutti. Accogliere suggerimenti, che si sposa con la capacità di ascolto che abbiamo indicato prima, è fondamentale per raggiungere i propri risultati personali e di gruppo. Attenzione: accogliere suggerimenti non significa smettere di pensare e far decidere gli altri. Mentalità aperta e accogliere suggerimenti deve essere quel valore aggiunto che porta quel punto di vista diverso rispetto al nostro che può permetterci di cogliere un’opportunità nuova, un miglioramento, un valore aggiunto che da soli non si riusciva a cogliere. Avere la capacità di accogliere suggerimenti è un forte segno di umiltà, altra dote fondamentale per un buon leader di successo.

7 – Sanno valorizzare i punti di forza di chi li circonda. Alcuni pensano che valorizzare chi li circonda li metterà in ombra. Niente di più sbagliato. I veri leader sono quelli che sanno riconoscere i punti di forza e instaurare nei propri collaboratori la sicurezza, la fiducia, e la capacità di esprimersi al meglio delle proprie potenzialità. Per tornare al sig. Jobs dei cellulari, lui assumeva sempre persone che sapevano fare qualcosa meglio di lui. Solo così un’azienda può crescere in modo sano. Assumendo e valorizzando le qualità e i punti di forza delle persone che ti circondano.

8 – Sono innovatori e non hanno paura di sperimentare nuove idee. Anche questo sembra qualcosa di scontato, eppure qualcuno dalla mentalità aperta non avrà paura di sperimentare qualcosa di nuovo, tanto nella vita quanto nel lavoro. Se fai ogni giorno le stesse azioni, come pensi di poter ottenere risultati differenti? Per ottenere risultati differenti devi cambiare azioni. L’apertura mentale e l’audacia nel provare qualcosa di nuovo sono due ingredienti fondamentali per un buon leader di successo.

La Barca di Chi Preferisce Stare al Sicuro Non Si Allontanerà Mai Dalla Riva.

Dale Carnegie

E tu … hai alcune di queste qualità? Ti aspetto nei commenti 😊

Locus Of Control – Centro del Controllo

Locus of Control, nel nostro amato italiano “centro del controllo”: quel che capita è merito/colpa tua o del mondo che ti circonda?

Tutti hanno dei problemi, quello che conta è come si sceglie di affrontarli. Alcuni scelgono di lamentarsi e di fare le vittime, altri scelgono di essere vincitori.

Richard Paul Evans

Locus of Control, nel nostro amato italiano “centro del controllo“: è un concetto tanto semplice quanto potente.

E una volta che lo conosci, non si può fare a meno di prendersi le proprie responsabilità. O comunque cercare di essere ponderati nel prendersi le proprie responsabilità.

Faccio un passo indietro … altrimenti non si capisce nulla 😊

Il Locus of control, o centro del controllo, è un concetto che è nato negli anni 50 in psicologia.

Il LOC, acronimo di Locus of Control, può essere interno o esterno.

Quando una persona ha un Locus of Control Interno, allora tutto ciò che gli capita nella vita sarà merito o colpa sua.

Quando una persona ha un Locus of Control Esterno, significa che tutto ciò che gli capita nella vita sarà colpa o merito degli altri e del mondo esterno. Tipicamente, colpa.

Per completezza, riporto quel che dice Wikipedia a riguardo

La teoria del locus of control (dall’inglese, “luogo di controllo”) rappresenta, in psicologia, la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà.

Sono stati individuati due tipi di locus of control:

Interno: che è posseduto da quegli individui che credono nella propria capacità di controllare gli eventi. Questi soggetti attribuiscono i loro successi o insuccessi a fattori direttamente collegati all’esercizio delle proprie abilità, volontà e capacità.


Esterno: posseduto da parte di coloro che credono che gli eventi della vita, come premi o punizioni, non siano il risultato dell’esercizio diretto di capacità personali, quanto piuttosto il frutto di fattori esterni imprevedibili quali il caso, la fortuna o il destino.

Wikipedia

Locus of Control Interno e Locus of Control Esterno: Vantaggi e Svantaggi

Lamentarsi Non è Una Strategia

Qualcuno là fuori

Partiamo dagli estremi.

Le persone che hanno un Locus of control interno molto elevato, tenderanno a dare la colpa di tutto ciò che capita nella loro vita al mondo, alla società, e più in generale agli altri.

Hanno avuto un successo? E’ stata fortuna.

Ma più di frequente …

Non hanno avuto successo? E’ colpa di qualcuno.

Queste persone tenderanno sempre a trovare una scusa per i loro insuccessi.

Non sono felici e non stanno vivendo la vita che desiderano perché il mondo è brutto e cattivo e ce l’ha con loro.

Le persone dal LOC interno molto alto tenderanno anche a sminuire il successo degli altri: se qualcun altro ha avuto un successo, è perché ha avuto fortuna, ha qualche “santo in paradiso”, conosce le persone giuste.

Non riusciranno mai ad ammettere che i successi altrui sono per merito.

Ah… brutta bestia l’invidia.

Di contro, chi ha il Locus of Control Esterno molto elevato, tenderà a farsi carico di tutto ciò che succede.

A volte pure troppo; a volte, chi ha un LOC esterno molto alto, tenderà a darsi la responsabilità di eventi che, obiettivamente, non poteva prevedere.

Tendenzialmente, un buon atteggiamento nella vita è quello di avere un LOC esterno.

Ma anche questo, se è troppo elevato, rischia di essere un aspetto negativo.

Chi ha un LOC esterno elevato, quando ha successo sarà per merito suo (e è troppo elevato, magari si prenderà i meriti anche del team che lo ha supportato 🤦‍♀️); quando però incontra una palese sfortuna nella vita (ad esempio, viene colpito da un fulmine a ciel sereno), si farà carico della colpa di questo fino a farne una malattia.

Dove sta la virtù?

In medio stat virtus.

La virtù sta nel mezzo, diceva qualcuno che masticava latino.

L’ideale sarebbe avere un atteggiamento, un approccio, e più in generale avere un LOC esterno alto, fino ad un punto di sensatezza.

Se mi prende un fulmine a ciel sereno, non è colpa mia. Se mi prende un fulmine durante un temporale, probabilmente non sarei dovuto uscire di casa.

Ecco, questa è ponderatezza 😎.

L

Locus of Control Esterno: prenditi la responsabilità della tua vita

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla

Martin Luther King

Una volta che conosci determinati concetti, non puoi non farli tuoi.

E se non lo fai … mi dispiace per te.

Li puoi prendere, fare tuoi, metterli nel tuo bagaglio di conoscenza, e iniziare ad applicarli.

Inizia a guardarti dall’esterno: ogni volta che ti lamenti, cerca di capire se è un tuo meccanismo di autodifesa, e cerca di capire se, invece, avresti potuto fare qualcosa di diverso, per ottenere un esito diverso da quello che hai ottenuto.

Nel mondo dei jogos casino online grátis ci sono anche elementi che incoraggiano il processo decisionale indipendente e la responsabilità nel gioco. Fornendo vari bonus e promozioni, il casinò crea le condizioni per la responsabilità personale del gioco, aiutando i giocatori a godersi il gioco assumendosi la responsabilità delle proprie azioni.

Inizia a prendere le redini in mano, e prenditi la responsabilità della tua vita.

E’ decisamente più faticoso, ma decisamente più promettente.

Se oggi non hai quello che vuoi, non è colpa di nessuno se non tua.

Se non hai il lavoro che sognavi, è perché hai accettato quel che passava in convento e non hai fatto nulla per poi cambiare.

E’ ora che inizi ad avere un LOC esterno alto (senza farne una malattia), in modo da prendere in mano il potere di cambiare quel che non ti va.

Nel momento in cui prendi coscienza che la colpa (e il merito) di ciò che ti accade è tuo, e solo tuo, da una parte ti troverai ad accusare il colpo ogni volta che qualcosa non va per il vereso giusto.

Dall’altra, però, che goduria quando tutto va come deve andare.

E no, a quel punto non è fortuna.

E’ solo merito tuo.

Unscripted. Esci dal copione. Vita, libertà e spirito imprenditoriale – Mj DeMarco

Non è Matrix, ma devi fare una scelta: vuoi una vita pre scritta, o vuoi uscire dal Copione che qualcuno ha pensato per te, e iniziare a Vivere. Esistono dei libri che ti svegliano, e Unscripted è uno di questi.

La Perseveranza è l’unica differenza tra il successo e il fallimento

Mj DeMarco

Ognuno di noi ha dei libri che lo colpiscono particolarmente.

Unscripted di Mj DeMarco è uno di quelli che mi ha colpito. Letteralmente.

E’ uno di quei libri che ti svegliano, e lo fa a suon di schiaffi.

Mentre lo leggevo era come se qualcuno mi volesse svegliare attraverso una serie di manate in faccia abbastanza forti da risvegliare qualcuno in coma.

Faccio una piccola premessa: è un libro americano.

E’ un libro di crescita finanziaria, quindi è scritto con quello scopo; è un libro che, come tanti libri del settore, è ricco di segreti di pulcinella.

A volte, è utile che qualcuno ti riveli, nuovamente, che il segreto per il successo è farsi il culo :).

Non un è libro per tutti; infatti se non hai l’ambizione di diventare un imprenditore, quel che succede è che prendi gli schiaffi e non impari nulla. Comunque, al di là dell’ambizione o meno di ciascuno di noi, tecnici smart, di voler diventare ricchi imprenditori, ci si può sempre portare a casa qualcosa di buono dalla lettura di un libro; ecco alcune lezioni che ci possiamo portare a casa dalla lettura di Unscripted.

Esci dal Copione: Il Momento del Vaffanc*lo

Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà, queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, l’arredatrice, poche calorie, Marta Stewart. Fanculo Marta Stewart. Marta sta lucidando le maniglie sul Titanic, va tutto a fondo bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi di Omar Shab della String

Tyler Duren (Fight Club)

Unscripted possiamo tradurlo come “non scritto”, “non pianificato”, “non destinato” … e forse anche come “non condannato”.

Odiare il lavoro, accumulare debiti per una bella casa e una bella macchina.

Vendere il proprio tempo secondo un’equazione che non funziona: cinque giorni alla volta per ottenerne due in cambio.

Scambieresti 5 euro in cambio di 2?

Obiettivamente, visto così, fa male.

Fa male perchè è la dura verità: è la vita che tanti di noi conducono, e quando qualcuno ce lo fa notare, fa male.

Può essere però quel dolore positivo che ti stimola ad andare avanti; un po’ come il dolore del maratoneta durante la corsa.

Invecchiare sognando, e arrendersi a qualcosa che la società ha scritto per noi è quello che si chiama “il Copione“.

Il Copione è ciò che gli altri hanno scritto per noi, e ciò da cui dobbiamo scappare.

Il Copione è ricco di frasi fatte, e di pressioni sociali che vengono dal mondo che ci circonda:

L’uscita comincia dal capire che il Copione parla per frasi fatte:

  • avviare un’attività è rischioso;
  • per diventare ricco devi risparmiare e affidarti all’interesse composto;
  • la casa è un grande investimento;
  • per avere successo serve una laurea;
  • i soldi non fanno la felicità;
  • lavorare in una grande azienda offre agio e sicurezza.

Puoi scegliere se continuare ad accettare consigli mediocri da persone mediocri che conducono una vita mediocre; oppure puoi scegliere la strada per la felicità, fatta di libertà finanziaria e spirito imprenditoriale.

Può esistere, nella vita di ognuno di noi, quel momento nel quale ci rendiamo conto che non vogliamo più stare dentro i binari che qualcuno ha scritto per noi.

Generalmente c’è un evento scatenante; in altri casi è sufficiente un libro per generare quel momento di estrema lucidità in cui ti rivolgi alle regole che qualcuno ha scritto per te:

Vaffanc*lo.

Credenze, Pregiudizi e Cazz*te. I Detrattori del Tuo Successo sono Proprio Quelli che ti Vogliono Bene

Gli uomini non sono prigionieri del loro destino, ma sono prigionieri delle loro menti

Franklyn Roosvelt

I primi detrattori delle tue nuove scelte di vita passeranno per amici e parenti.

Alla tua decisione, più o meno drastica, avrai principalmente pareri contrari:

Ma che fai? Hai un lavoro sicuro? Perchè butti tutto quello per cui hai studiato?

Non lo fanno per male; anzi, pensano di consigliarti qualcosa di buono.

Eppure semplicemente non hanno ancora vissuto il loro momento risvegliante e non sanno che, i loro consigli che vengono dal Copione, non sono più la strada giusta per te.

Insieme a loro, dovrai liberarti di tutte quelle credenze e pregiudizi sbagliati che ci hanno insegnato fin da piccoli.

Quando vedi qualcuno ricco con una bella macchina, il 99% delle persone pensa

“sarà un figlio di papà ereditiere” oppure “chissà quale business illegale e disonesto porta avanti per avere tutti quei soldi”.

La realtà è dura da digerire, perchè è completamente diversa da queste credenze.

La maggior parte dei nuovi ricchi sono di prima generazione; quindi sì, esistono anche figli di papà che hanno ereditato una fortuna, ma tutti gli altri si sono fatti il mazzo tanto quanto te e me.

Anzi, a dirla tutta, si sono fatti il c*lo molto più di me e di te.

L’aspetto interessante è che le persone che hanno la convizione che la fortura degli altri sia solo fortuna (e non frutto di grande sacrificio) sono gli stessi che

  • ah ma io non ho tempo, e magari passano ore ai videogames o a guardare serie tv
  • ah ma io non ho tempo, e non leggono un libro dall’ultimo compito assegnato a scuola
  • ah ma io non ho tempo, e passano più tempo a fare aperitivi con amici che a lavorare sul proprio futuro

Sia chiaro: queste affermazioni non si devono tradurre in una vita di soli sacrifici, senza guardare la TV e dimenticandosi degli amici e del tempo da dedicare alle relazioni.

E’ il giusto equilibrio che conta; è la possibilità di premiarsi con un aperitivo in compagnia dopo che si è lavorato tanto per il proprio futuro.

Nemico #2: Liberati dei Venditori di Sogni

unscripted-non credere ai venditori di fumo

Gli imbroglioni hanno sempre saputo che il loro mestiere non è quello di convincere gli scettici, ma di permettere ai creduloni di continuare a credere quello che vogliono credere.

Thomas Sowell

Altro nemico di cui ti devi liberare sono i venditori di sogni.

Ormai ovunque, soprattutto in rete, è strapieno di persone che ti vendo:

  • un nuovo metodo supersegreto che i ricconi di Wall Street non ti vogliono raccontare
  • il metodo infallibile per generare 1 milione di euro al mese comprando e vendendo borracce su Amazon
  • una strategia per hackerare il sistema e vivere di rendita da Dubai, passando tutto l’anno al mare in bermuda

A che prezzo?

Alla modica cifra di 500 euro, ma scontato solo per oggi lo puoi avere per 47€

Occasione imperdibile.

Ecco, probabilmente il venditore di fumo di turno ti proporrà la sua infallibile strategia con dietro un’auto di lusso (presa a noleggio) da un posto esotico (su cui sarà arrivato con un volo low cost); puoi credere a quello che vuoi, ma ricordati:

  • se funzionasse, non verrebbe a dirtelo
  • se fosse così prezioso, non sarebbe così economico

Pensaci un attimo, e ragioniamo per assurdo: se il metodo, per soli 47 euro, permettesse a tutti di diventare ricchi in due settimane, tra due settimane avremo un paese di milionari.

E cosa accadrebbe? Se tutti sono milionari, significa che nessuno in realtà lo è. Il costo della vita si adeguerebbe al nuovo standard, e tutto come prima.

Quindi no, non esiste un metodo infallibile che per soli 47 euro ti permetterà di utilizzare la strategia supersegreta per diventare ricco.

Il Talento non Conta: Conta l’Esecuzione con una Mentalità Dinamica

Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati.

Micheal Jordan

Abbiamo chiuso la lezione precedente con la certezza che credenze sbagliate producono azioni sbagliate e risultati sbagliati.

Ora dobbiamo focalizzarci sul creare valore per i nostri clienti.

Assioma di partenza: il talento non basta.

Cullarsi su un potenziale talento che ognuno di noi può avere ci fa sentire speciali e ci fa cullare sugli allori.

Purtroppo si tratta di una falsa vittoria: il talento non è nulla; conta l’esecuzione.

A prescindere dal talento, dobbiamo costruire processi di

  • consapevolezza intelligente: lo sforzo costante è la base per ottenere risultati
  • identificare e visualizzare l’obiettivo del cambiamento, e definirlo in termini numerici
  • spezzare l’obiettivo futuro in singole azioni quotidiane, così da sapere come arrivare a meta
  • identificare le insidie che troverai lungo il percorso
  • cattive abitudini: prima le identifichi e poi crei degli ostacoli così da rendere difficoltoso ricaderci

Attenzione però, “esecuzione” non significa stampare un biglietto da visita con scritto CEO della propria azienda.

Prodottocrazia: i 5 Comandamenti

Il cliente soddisfatto è la migliore strategia di business

Michael Le Boeuf

La pubblicità può essere utile per velocizzare l’avvio di un business.

Tuttavia, se tutti i tuoi clienti vengono acquisiti solo grazie alla pubblicità a pagamento, hai un problema.

Secondo l’autore, infatti, la strategia a lungo termine deve basarsi su un passaparola positivo.

In questo modo, la tua azienda potrà sopravvivere anche se sceglie di non fare pubblicità.

Per generare una prodottocrazia, oltre alla costruzione delle relazioni con le persone, è necessario seguire i 5 comandamenti:

  • comandamento del controllo: devi vendere il tuo brand, non quello di un altro. Non devi scalare le piramidi, costruisci le piramidi.
  • comandamento dell’accesso: se chiunque può entrare facilmente nel tuo business, la barriera di accesso è troppo bassa e il tuo business
  • comandamento del bisogno: se trovi un bisogno trovi un’opportunità. Se soddisfi un bisogno, hai un business
  • comandamento del tempo: il tuo business deve restituirti tempo; devi creare qualcosa che possa generare introiti a prescindere dal tuo tempo. Un libro che hai scritto genera introiti anche dopo che l’hai scritto; se sei un consulente, guadagni solo in proporzione al tempo che dedichi.
  • comandamento dell’estensione: il valore deve essere replicabile. il valore che generi deve essere duraturo. i clienti devono essere replicabili. scegli un business che sia scalabile (ovvero cresce esponenzialmente rispetto allo sforzo che viene immesso).

Se non l’hai letto, è un libro consigliatissimo.

Spero che ti sia piaciuto.

Se non vuoi perdere altri contenuti di questo tipo, iscriviti alla newsletter

Libro – Le 7 Regole per Avere Successo – Stephen Covey

Avere successo non è causale. Vediamo le 7 regole descritte dal Stephen Covey, nel suo libro, e come queste possono aiutare noi tecnici smart nella vita di tutti i giorni.

L’abitudine è l’intersezione di conoscenza (cosa fare), abilità (come fare) e desidero (voler fare).

Stephen Covey

Avere successo, nella vita e nel lavoro, è un concetto tanto ampio e soggettivo.

Ognuno di noi ha il suo personale concetto di “avere successo“.

Tuttavia, esistono delle regole comuni, delle abitudini di comportamento che se applicate bene e con costanza, potranno portarci a risultati positivi qualunque sia il nostro concetto di “avere successo”.

Probabilmente le regole e abitudini da applicare per avere successo sono tante; per ora vediamo le 7 regole condensate dal buon Stephen Covey, nel suo omonimo libro “Le 7 Regole per Avere Successo

  • Regola 1 – Sii proattivo
  • Regola 2 – Comincia pensando alla fine
  • Regola 3 – Dai precedenza alle priorità
  • Regola 4 – Pensare Win/Win
  • Regola 5 – Prima cerca di capire, poi di farti capire
  • Regola 6 – Crea sinergia
  • Regola 7 – Affila la lama

Regola 1 – Sii proattivo

Fino a quando pensi che il problema stia là, quello stesso pensiero è il problema

Stephen Covey

Esistono due tipi di persone nella vita: le persone reattive e le persone proattive.

Le persone reattive sono quelle che si concentrano sulle cose che non possono cambiare o controllare.

Risultato? Si lamentano sempre.

E come darli torto. Se non possono cambiarle, non possono far altro che lamentarsi.

Emh … non è proprio così.

Le persone proattive, poste nella medesima situazione, non sprecano la loro energia nelle cose che non si possono cambiare.

Analizzano la situazione, e si concentrano sulle cose che, invece, è nel loro controllo cambiare.

L’azienda dove lavori ti tratta male, sei sottopagato, e non ti porta nulla se non lo stipendio puntuale?

Se sei reattivo, rimarrai lì. Ti lamenterai perchè non puoi cambiare i vertici aziendali e come gestiscono l’azienda.

Il consiglio è quello di essere proattivo: non puoi cambiare i vertici aziendali? non puoi cambiare come viene gestita l’azienda?

Perfetto. Concentrati sulle tue abilità, migliorale e vedrai che sarà più facile trovare una nuova azienda che ti garantirà un riconoscimento economico maggiore, un trattamento migliore e un apprendimento costante.

Sii proattivo.

Regola 2 – Comincia pensando alla fine

Se la scala non è appoggiata al muro giusto, ogni passo che muoveremo non farà che farci avvicinare più in fretta nel posto sbagliato.

Stephen Covey

Se il tuo funerale fosse fra tre anni, che cosa direbbero di te i presenti?

Se fosse oggi, non avresti più tempo per cambiare. Ma se immagini che sia fra tre anni, è un tempo sufficiente per porsi le domande giuste.

Come vorresti essere ricordato?

Che tipo di amico vorresti essere?

Che tipo di capo/collega vorresti essere?

Quali risultati vuoi che le persone ricordino di te?

e ancora … Come vorresti influenzare la vita delle persone intorno a te?

Lo so, l’esempio è un po’ macabro. Ma è necessario per rendere l’idea e chiarire il cocetto.

Significa che ogni tua azione deve essere ispirata da una chiara visione della destinazione a cui vuoi arrivare o dall’obiettivo che vuoi raggiungere.

Se hai in mente l’obiettivo finale, sarà anche più facile dire no alle cose che non ti avvicinano all’obiettivo stesso.

Diversamente, ogni passo sarà fatto in una direzione casuale, che non ti avvicinerà ai tuoi obiettivi/destinazioni.

Esempio pratico.

Se il tuo obiettivo è quello di acquisire nuove competenze dopo il lavoro per poter ottenere una promozione, perché vai tutti i giorni a bere una birra con gli amici dopo il lavoro?

Se il tuo obiettivo è quello di creare un nuovo business oltre il lavoro, perché allora passi il tuo tempo libero a guardare Netflix?

Prendi un foglio di carta e scrivi sulla sinistra i tuoi obiettivi, mentre sulla destra scrivi le varie azioni che compi tutti i giorni e le persone che incontri.

Se esegui questo esercizio per una settimana, ti accorgerai che la maggior parte delle azioni che compi e delle persone che incontri non contribuiscono ad avvicinarti ai tuoi obiettivi.

Comincia pensando alla fine.

E sii coerente (aggiungo io).

Regola 3 – Dai precedenza alle priorità

Tu devi decidere quali siano le tue maggiori priorità ed avere il coraggio – piacevolmente, sorridendo, e senza scusarti – di dire “no” alle altre cose. Ed il modo in cui puoi farlo è nell’avere un grande “sì” che ti brucia dentro. Il nemico del “meglio” è spesso il “buono”.

Stephen Covey

Definisci qual è o quali sono le tue priorità.

Passare del Tempo di qualità con la famiglia?

Curare le relazioni con gli amici?

Migliorarsi nel proprio lavoro?

Se per esempio la tua priorità è passare del tempo di qualità con la tua famiglia, come ci puoi riuscire se dopo che lavori tutto il giorno ti riposi guardando la tv?

Oppure vuoi concentrarti maggiormente sul tuo lavoro, ma hai molti incarichi universitari. Puoi utilizzare facilmente gli strumenti di scrittura di papertyper.net e aumentare la tua produttività. Dopotutto, avrai più tempo libero.

Non ti arrabbiare. Hai due scelte: continuare a trovare scuse, oppure definire le tue priorità e gestire le tue attività in funzione di questo.

Il buon Stephen consiglia l’uso del Quadrante di Gestione del Tempo.

Per costruire il quadrante del tempo è sufficiente prendere un foglio di carta e disegnare 4 aree.

Si tratta di una piccola matrice con 4 quadranti dove ognuno di essi sarà catalogato in base alle righe e colonne che definiscono le questioni urgenti e le questioni importanti.

Ecco un esempio di quadrante del tempo, noto anche come “Matrice di Eisenhower” o “Matrice di Covey”.

matrice covey eisenhower
Quadrante Gestione Del Tempo – Matrice di Eisenhower

Nel dettaglio si tratta, quindi, di inserire le attività nei vari quadranti, differenziandole per urgenza e importanza.

In questo modo avremo le nostre attività suddivise in:

  • urgenti e importanti
  • urgenti ma non importanti
  • importanti ma non urgenti
  • non urgenti e non importanti

Se proseguiamo nell’analisi delle varie attività e nel quando sono da compiere:

  • urgenti e importanti —> ATTIVITA’ DA FARE SUBITO!
  • urgenti ma non importanti —>ATTIVITA’ DA DELEGARE
  • importanti ma non urgenti —> ATTIVITA’ DA PIANIFICARE
  • non urgenti e non importanti —> DA PROCRASTINARE

Per fare un esempio pratico di attività che possiamo inserire nei vari quadranti, ecco un’altra immagine esplicativa

quadrante del tempo stephen covey
Estratta dal video – Le 7 regole per avere successo di Stephen Covey. del Canale Youtube “un po’ di più“, al quale vi consiglio di iscrivervi

Solo dopo aver scritto le nostre attività quotidiane nel quadrante di gestione del tempo, ci renderemo conto di quanto tempo sprechiamo, di quante azioni possiamo delegare a qualcun altro e di quante azioni, invece, dobbiamo pianificare e invece rinviamo per dedicarci alle questioni NON urgenti e NON importanti.

Dopo esserti liberato delle cose “urgenti e importanti” che vanno eseguite subito, puoi concentrarti sulle attività “non urgenti, ma importanti”.

Le persone veramente efficaci si concentrano su queste attività: non urgenti, ma importanti.

La maggior parte di noi dedica troppo tempo a ciò che è urgente e non abbastanza a ciò che è importante.

Regola 4 – Pensare Win/Win

Se io voglio vincere, non necessariamente tu devi perdere

Stephen Covey

Pensare a come approcciare le relazioni secondo il metodo Win/Win, Vincere/Vincere ti cambia la vita.

E’ solo dopo che inizi ad utilizzare questo metodo che diverse porte si spalancheranno per dare spazio alle tue opportunità.

L’autore porta un esempio di non cooperazione nel settore vendita di un’azienda.

I venditori non cooperavano, e, come azienda, non ottenevano i risultati desiderati.

Allora il manager dell’azienda decide di incentivare la cooperazione mettendo un premio per il miglior venditore.

Risultato? Nessuno. La cooperazione tra i vari venditori non migliorò, e questo perché l’incentivo era basato sulla competizione.

Aiutare l’altro venditore, avrebbe significato allontanarsi dal premio.

Alcuni vincono, e altri perdono.

Le relazioni non necessariamente sono a somma zero, dove c’è una parte che vince e una parte che perde.

Spesso possiamo trovare dei modi di cooperare che portano vantaggi ad entrambi.

E’ il motivo per cui le grandi aziende, anziché farsi la guerra commerciale, spesso fanno accordi di cooperazione per trarre entrambe dal mercato il maggior profitto.

Vuoi ottenere più risultati?

Concentrati sul vantaggio che otterrà l’altro dall’accordo con te, e vincerete entrambi.

Regola 5 – Prima cerca di capire, poi di farti capire

La maggior parte delle persone non ascolta con l’intento di capire; ascoltano con l’intento di rispondere

Stephen Covey

P: Dottore non vedo bene.

D: Provi questi occhiali.

P: Continuo a non vedere bene.

D: Impossibile, con me funzionano. Pensi positivo.

Una cura senza una diagnosi.

Ecco l’errore principale che facciamo nelle conversazioni.

Prescriviamo cure senza ascoltare con attenzione.

Senza ascolto empatico.

Sentenziamo, senza conoscere.

Sapevi che in una conversazione, le parole contano per meno del 10%?

E’ questo il vero motivo per cui, quando scrivi un messaggio, spesso vieni frainteso.

Le parole non trasmettono toni, e altri suoni.

E con una chiamata?

Meglio, ma non troppo.

Quando due persone non si comprendono e vorrebbero farlo, almeno una delle due propone “vediamoci e ne parliamo”.

La motivazione risiede nel fatto che in una conversazione il linguaggio del corpo conta per circa il 60%, mentre i toni e altri suoni per circa il 30%, e infine le parole per il 10%.

Motivo per cui, spesso puoi capire persone senza che aprano bocca.

Utilizzare l’ascolto empatico migliorerà le tue relazioni, sia a casa che a lavoro.

La prossima volta che qualcuno ti parla, interrompi quello che stai facendo, lascia il telefono, e concentrati sul suo messaggio.

Solo dopo che l’avrai ascoltato in modo empatico, l’avrai capito. E solo dopo che l’avrai capito, potrai fare una diagnosi ed eventualmente consigliare una cura.

Regola 6: Crea sinergia

Sii parte della soluzione, non del problema

Stephen Covey

Sapevi il perché gli uccelli volano con una formazione a V ?

Hanno scoperto che lo fanno, perché gli uccelli posti nella parte in fondo alla V godono della corrente d’aria creta dal movimento delle ali degli uccelli sul davanti.

E durante i viaggi, anche se la disposizione a V non cambia, quel che varia è la posizione degli uccelli all’interno della V.

Quindi a turno tutti potranno godere dei benefici creati dalla corrente d’aria degli uccelli davanti.

Creano sinergia.

La cooperazione ci consente di ottenere risultati in modo più efficace.

Regola 7: Affila la lama

Devi innaffiare i fiori che vuoi far crescere

Stephen Covey

Se tagli un albero con una lama spuntata, sarai fortunato se ci riuscirai.

Se arriva il tuo vicino di casa e ti dice “hey, se affili la lama, riuscirai a tagliarlo meglio e in meno tempo

“Scusa, ma non ho tempo di affilare la lama!”

Siamo fatti così.

Vogliamo stare bene e in forma, ma non abbiamo tempo da dedicare all’allenamento.

Vogliamo essere colti e intelligenti, ma non abbiamo tempo di leggere.

Vogliamo una grande famiglia e migliori relazioni con gli amici, ma non abbiamo tempo per loro.

Vogliamo essere entusiasti del lavoro di lunedì, ma non riusciamo a rilassarci a dovere nel fine settimana.

Dovresti imparare a pianificare non solo i giorni e i momenti di lavoro, ma anche quelli di riposo.

I momenti di riposo e di svago, sono tanto importanti quanto le ore di lavoro perché sono questi momenti di riposo che rendono i momenti di lavoro veramente produttivi.

Affila la lama.

Cosa abbiamo imparato

Se voglio davvero migliorare la mia situazione, posso lavorare sull’unica cosa su cui ho il controllo: me stesso

Stephen Covey

Qualunque sia l’ambito in cui tu voglia avere successo, che sia la vita privata, il lavoro da libero professionista, il lavoro da dipendente di un Ente o un’azienda, non importa.

Le regole condensate da Stephen Covey nel suo libro “Le 7 Regole per avere successo” sono applicabile a tutti i campi.

  • Regola 1 – Sii proattivo
  • Regola 2 – Comincia pensando alla fine
  • Regola 3 – Dai precedenza alle priorità
  • Regola 4 – Pensare Win/Win
  • Regola 5 – Prima cerca di capire, poi di farti capire
  • Regola 6 – Crea sinergia
  • Regola 7 – Affila la lama

Dovrai iniziare a d avere un migliore approccio alle cose, con un’attenzione particolare verso il prossimo: ascoltarlo, capire come portargli valore, creare sinergia. Sono tutti aspetti che sembrano portare vantaggio ad altri, ma che in realtà porteranno un successo indiretto anche a noi.

Per il resto, concentrati su te stesso: migliora e concentrati sulle cose che puoi veramente cambiare.

Non puoi cambiare tutto, ma puoi scegliere come reagire.

Teoria dei Giochi: Il Dilemma del Prigioniero

Come la Teoria dei Giochi e il Dilemma del Prigioniero, spiegati in modo semplice, ti possono aiutare a prendere decisioni migliori nel lavoro e nella vita

In parte, la salute mentale è una forma di conformismo.

John Nash

John Nash?

A Beautiful Mind?

Spero che tu conosca e abbia avuto il piacere di guardare il celeberrimo film con un’ottima interpretazione di Russel Crowe nei panni di John Nash, il matematico un po’ fuori di testa (soffriva di schizofrenia con allucinazioni) che tutti noi, oggi, associamo alla Teoria dei Giochi.

Anche se John Nash non è stato il padre della teoria dei giochi, i suoi studi, teorie e sviluppi della materia l’hanno reso il punto di riferimento moderno di questa disciplina, tanto da fargli vincere il Premio Nobel per l’Economia nel 1994, 45 anni dopo la scrittura del suo saggio nel quale si teorizza quella che oggi conosciamo come “l’Equilibrio di Nash“, nella teoria dei giochi non cooperativi.

Ci sarebbe da parlare tanto per descrive l’affascinante storia della vita di John Nash e i suoi importanti risultati in ambito scientifico; oggi però ci concentriamo “solo” sul famoso “dilemma del prigioniero”.

Il Dilemma del Prigioniero

Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l’equilibrio c’è, quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme

John Nash intervistato da Piergiorgio Odifreddi

Due malviventi entrano in banca e compiono una rapina.

Dopo poche ore dal colpo in banca vengono arrestati.

Vengono messi in due stanze diverse e l’interrogatorio si svolge singolarmente, senza che uno sappia che cosa viene detto o chiesto al complice.

La polizia, per poter ottenere una confessione, spiega loro che:

  • se solo uno dei due collabora accusando l’altro, chi ha collaborato evita la pena (0 anni di carcere); l’altro viene però condannato a 7 anni di carcere.
  • se entrambi accusano l’altro, vengono entrambi condannati a 5 anni.
  • se nessuno dei due collabora, entrambi vengono condannati a 1 anno, perché comunque sono colpevoli.

Per semplicità, si disegnano le possibili scelte in una matrice. Per semplicità, li chiameremo Gianni e Pinotto.

Collabora (C) – Non Collabora (NC)Pinotto Collabora (C) Pinotto Non Collabora (NC)
Gianni Collabora (C)Gianni (5) / Pinotto (5) Gianni (0) / Pinotto (7)
Gianni Non Collabora (NC) Gianni (7) / Pinotto (0) Gianni (1) / Pinotto (1)

Come possiamo vedere dalla matrice, abbiamo che se entrambi confessano, vengono condannati a 5 anni di carcere ciascuno.

Ciascuno di loro, però, non può sapere se il complice collaborerà per tentare di essere rilasciato subito (0 anni di carcere).

La matematica (e la vita!) dimostra che in questa condizione, ogni persona (sia Gianni che Pinotto) tende a trarre il maggior beneficio per sè, collaborando e accusando l’altro di rapina.

Se guardiamo la matrice dall’alto, vediamo che nella speranza egoistica di non fare nessun anno di carcere, entrambi saranno condannati a 5 anni.

La soluzione migliore, invece, sarebbe stata quella di non confessare e di non accusare l’ex complice, con la speranza che anche lui agisca nello stesso modo, in modo da ottenere per entrambi la pena minima (1 anno di carcere).

Ma allora, perché scelgono di collaborare e accusare l’ex complice?

Perché dal proprio punto di vista, è l’unica scelta logica e razionale, senza sapere come si comporterà l’ex complice.

Lezione da imparare: tu fai il tuo, nell’interesse comune

A volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio

Italo Calvino

Una lezione che possiamo imparare dalla Teoria dei Giochi e dal Dilemma del Prigioniero è che ciascuno deve agire sempre nell’interesse comune e non nel proprio, con la speranza che chi sta dall’altra parte faccia lo stesso.

Se ci pensate, è molto simile a quello che succede nei contenziosi di vita quotidiana.

Che si tratti di lite tra confinanti, tra ex soci e ex colleghi, o tra committente e impresa/professionista, quando ci si trova contrapposti senza conoscere la mossa dell’altra parte, ciascuno tenderà a portare l’acqua al proprio mulino.

E lo si fa nella convinzione che sia la scelta giusta, e l’unica razionalmente possibile per poter “vincere” nella lite.

E invece, l’unico modo per fare veramente il proprio interesse è quello di non fare il proprio interesse ma di agire nell’interesse comune.

E’ un paradosso, ma in determinate occasioni l’unico modo per essere egoisti e trarre il maggior vantaggio per sé, è quello di non agire da egoisti.

Una lezione che possiamo imparare, dal Dilemma del Prigioniero e dalla Teoria dei Giochi, è che nei giochi non cooperativi, l’unico modo per trarre il maggior profitto per sé stessi è quello di agire per il bene collettivo, con la speranza che anche l’altra parte agisca in tal senso.

Este concepto incluso se puede aplicar a diferentes aspectos de la vida, como los juegos de azar en línea. Por ejemplo, al considerar los bonos casinos, los jugadores a menudo pueden maximizar sus ganancias aprovechando las promociones que no solo los benefician a ellos, sino que también contribuyen a la experiencia de juego en general.

Cerca di evitare il peggio.

Iscriviti alla newsletter per ricevere altri contenuti simili

Se ti è piaciuto l’articolo, iscriviti alla newsletter per ricevere altri contenuti simili

Il Potere del Silenzio: Quando Non Devi Perdere l’Ennesima Buona Occasione per Stare Zitto

Vediamo cinque più una buone motivazioni per non perdere nessuna buona occasione per stare zitto.

La cosa più grande è sapere quando parlare e quando stare zitti.

Seneca

Esistono tante occasioni nel lavoro, e ancor di più nella vita, dove l’unica azione intelligente da fare è quella di preferire il silenzio al “dare aria alla bocca”.

Esatto, hai capito bene.

Devi stare zitto.

Sshhhh.

Muto.

Silenzio.

Nel testo che segue vedremo cinque più una buone occasioni da non perdere assolutamente per rimanere in silenzio: si tratta di casi in cui l’unica strategia da consigliare è quella di preferire il silenzio al parlare, in modo da ridurre al minimo il “danno potenziale” e in modo da salvare le relazioni con i committenti.

  • Assioma: Non Perdere Nessuna Buona Occasione Per Stare Zitto
  • Buona Occasione 1: Cliente Scontenti
  • Buona Occasione 2: Lavata di “Capo”
  • Buona Occasione 3: Evita la Discussione
  • Buona Occasione 4: Potenziale Cliente
  • Buona Occasione 5: Riempiere i “Vuoti”
  • BONUS – Buona Occasione 6: Se Parli, Non Impari!
  • Cerca Sempre di Non Perdere Nessuna Buona Occasione Per Stare Zitto

Assioma: Non Perdere Nessuna Buona Occasione Per Stare Zitto

Non Perdere Mai una Buona Occasione Per Stare Zitto

Will Rogers

Il caro Will aveva ragione da vendere.

Il silenzio è d’oro. Nel testo che segue, vedremo cinque più una buone motivazioni, ma, soprattutto, buone occasioni nelle quali stare zitto è un’ottima strategia smart per aiutarci nella vita e nel lavoro.

Questo ci porterà alla conclusione coincidente con l’assioma di partenza: il nostro modus operandi nel lavoro (e anche nella vita), da oggi in poi, dovrà essere sempre impostato sul non perdere nessuna buona occasione per stare in silenzio.

Buona Occasione 1: Cliente Scontenti

Volevo urlare quello che sentivo, ma sono rimasto zitto per paura di non essere capito.

Charles Bukowsky

E chi, se non il buon Bukowsky, poteva esprimere al meglio, in poche parole, questo grande concetto?

E se mi è concesso, la trasformerei in

… sono rimasto zitto per paura di essere capito.

A volte, si fanno più danni se si viene capiti!

Nel lavoro può sempre capitare di incappare in un momento in cui il cliente non è contento, e può sfogarsi verso di noi.

Le motivazioni sono disparate, e non sempre la causa è il nostro lavoro: una giornata storta, una relazione che non funziona, o semplicemente le palle girate … purtroppo capita.

L’unica cosa intelligente (smart) che possiamo fare?

Zitti.

Non possiamo evitare che il cliente abbiamo quella giornata in cui ci chiama o ci chiede un appuntamento solo per vomitarci addosso tutte le frustrazioni che ha, e che si concentrano sul nostro operato. Di punto in bianco sembra che le cause di tutti i mali della loro vita siano riconducibili al nostro operato, ed ecco la sfuriata degna della peggior scenata napoletana.

Niente. Non possiamo evitarlo.

Allora come reagire?

In questo caso, il silenzio è d’oro.

Sono momento particolari in cui tutto ciò che viene detto è frutto di emozioni e non necessariamente ricalca la realtà; sono quei momenti in cui escono quelle parole pesanti che non devono uscire, ma che una volta pronunciate possono compromettere totalmente il rapporto.

Siamo tecnici professionali e smart: non lasciamoci trasportare dalle emozioni del momento.

Lo so, la voglia di mandare a quel paese quello strnz è fortissima; eppure un atteggiamento ZEN, di totale calma, è l’unico approccio utile e interessante da esplorare.

Dobbiamo ricordarci alcune cose fondamentali:

  • Noi siamo professionisti, e non ci facciamo trasportare in discussioni accese o in scenate da cui non si esce. Lasciamo sfogare, assorbiamo il colpo e andiamo avanti
  • La soddisfazione momentanea di “dirgliene quattro” e la soddisfazione momentanea di mandarlo a quel paese o insultarlo è, appunto momentanea. Se vuoi lasciare un buon ricordo a lungo termine, se vigliamo essere ricordati come dei signor*, ci sta anche ingoiare il rospo e cercare di andare avanti senza dare troppo peso alle parole che anche il committente poteva evitarsi

Anche se alcuni clienti è meglio perderli che trovarli, noi siamo professionisti smart, e ci comportiamo come tali.

Come possiamo agire contro questi atteggiamenti?

Possiamo solo lavorare in prevenzione: possiamo lavorare al meglio per prevenire che queste cose succedano.

Una volta che accadono, però, zitti.

Il silenzio è d’oro!

Buona Occasione 2: Lavata di “Capo”

Quando il mio capo mi ha chiesto chi è lo stupido, io o lui? Gli ho risposto che tutti sanno che lui non assume persone stupide.

Anonimo

Ecco, la frase citata sopra è una dimostrazione dell’ennesima buona occasione persa per stare zitti.

Certo, se sei fortunato il tuo capo, nemmeno l’ha capita.

Se però non sei fortunato, e lui la capisce (o qualcuno gliela spiega), quali pensi che saranno le conseguenze ?

Esatto. Potevi evitare.

Ahhh .. ma sai che goduria che ho provato nel dirglielo?

Immagino sia una gran bella soddisfazione, che però non porta a niente se non a soddisfare il mostro che è dentro di te.

Le soddisfazioni che ti devi “togliere” nella vita, sono altre. Rispondere al capo non migliora la tua vita.

Vantaggi per te? Soddisfazione momentanea. Effimera.

Svantaggi per te? Inferno lavorativo a lungo termine.

Attenzione, questo concetto non deve tradursi nell’accettare qualunque atteggiamento che proviene dall’alto; non significa che si deve avere un atteggiamento remissivo e subire tutte le angherie che arrivano dall’alto.

Ci sono altri modi, che dipendono dall’occasione, che possono essere più utili rispetto a rinfacciare al tuo capo che è un collie incrociato con uno spinone (un collione cit.)

Nella stragrande maggioranza dei casi, ricorda:

Zitto. Ci guadagni in salute a lungo termine.

E’ un po’ come con i gratta e vinci: chi gioca ti dirà che se non giochi non vinci. Per me, vinci ogni volta che scegli di non giocare.

Ecco, scegli di non giocare.

Buona Occasione 3: Evita la Discussione

L’Unico Modo per Vincere una Discussione è Evitarla

Non ricordo chi lo disse, ma quanta verità in una sola frase!

Le discussioni non portano mai a niente di buono.

Lo scopo delle persone nelle discussioni è solo quello di avere ragione: la ragione è dei fessi.

L’uomo comune ragiona. Il saggio tace. Il fesso discute.

Noi siamo quelli saggi. Noi siamo smart.

Vuoi vincere in una discussione? Evitala

Anche in questo caso, l’unico atteggiamento proattivo che possiamo avere in una discussione non è quello di arroccarci nella nostra idea (come invece fa la maggior parte dei nostri interlocutori), ma quello di esplorare il punto di vista del nostro interlocutore per apprendere e comprendere le sue motivazioni.

E lo possiamo fare solo stando in silenzio ad ascoltare, senza perdere l’ottima occasione per stare zitti.

E anche se non sposeremo mai quelle idee bislacche del nostro interlocutore, il nostro obiettivo è quello di conversare, di imparare e di crescere.

Non di vincere o avere ragione.

Ah dimenticavo.

Un ultimo consiglio fondamentale: aumentare il tono della voce, non aumenta il grado di verità della tua idea o posizione.

Buona Occasione 4: Potenziale Cliente

Il Silenzio è Fonte di Grande Forza

Lao Tzu

La buona occasione di tacere con un potenziale cliente è una di quelle più importanti.

E’ frequente, nella vita lavorativa, di trovare quei clienti che per dimostrare di non essere completamente ignoranti in qualcosa, parlano per sentito dire e quel che esce sono delle castronerie allucinanti.

Ecco, lui ha perso una buona occasione per stare zitto.

Ora tu, hai una scelta.

Replicare all’inesattezza dimostrando la sua ignoranza e prendere lo scettro di colui che sa più di tutti nella stanza; oppure, in modo elegante, puoi tacere.

Dimostrare di saperne più di lui non è bene; lo sai tu e lo sa lui. Sei tu il professionista, diversamente non ti avrebbe chiamato!

E’ palese che tu ne sappia più di lui. Darne dimostrazione mettendo in evidenza la sua ignoranza non è una buona strategia di vendita.

Ricordati, in questa occasione il tuo scopo è trasformarlo da potenziale cliente in cliente; non soddisfare il tuo ego.

Anche questo concetto non deve tradursi in un silenzio tombale: a domanda si risponde. E si risponde in modo tecnico.

E lo puoi fare (devi fare!) anche senza mettere in evidenza la str*nzata che ha appena detto.

Lui salva la faccia, e tu hai un nuovo cliente!

Sii forte!

Buona Occasione 5: Riempiere i “Vuoti”

Il Mistero del Silenzio è che Non Fa Mai lo Stesso Rumore.

Qualcuno su Twitter

In una conversazione capitano alcuni momenti dove, per strano allineamento cosmico, nessuno ha qualcosa da dire.

Le motivazioni possono essere tante: ad esempio, se capita dopo che tu stai parlando, e l’interlocutore non interviene, avrai la tendenza naturale e giustificare per l’ennesima volta, quel contenuto appena espresso.

La necessità di continuare a spiegare, è sinonimo di “debolezza”. Debolezza intesa come argomentazione non forte; come poca sicurezza di quel che si è detto.

Puoi ri-spiegare quel concetto, certo. Ma lascia che sia l’altra persona a chiedere di farlo.

Un’altra motivazione potrebbe essere quella di aver detto qualcosa di scomodo, e l’altro (tu o lui) non sanno come proseguire.

Silenzio imbarazzante.

Impara ad apprezzare anche questo. Lo so, è difficile. Aggiungere qualcosa, durante un silenzio imbarazzante, potrebbe peggiorare la situazione.

Strategia? Shhh… zitto!

Esistono tante altre motivazioni e occasioni per le quali nasce un “vuoto”.

Ecco, quello è il silenzio.

Non dovete riempire necessariamente quel “vuoto”.

Non solo. Non si tratta di un vuoto, ma di uno spazio di conversazione pieno di silenzio.

Non essere tu quello che sente la necessità di colmarlo.

BONUS – Buona Occasione 6: Se Parli, Non Impari!

Abbiamo Una Sola Bocca e Due Orecchie, per Ascoltare il Doppio e Parlare la Metà.

Riflettete gente … riflettete

Quanta verità nella natura del corpo umano.

Due orecchie e una bocca.

Ascoltare il doppio e parlare la metà.

Quel che vi consiglio è di avere un ascolto “attivo”: non fate finta di ascoltare, ma interessatevi sinceramente a quello che l’altra persona ha da dire; ascoltate senza guardare il cellulare, senza distrarvi, e soprattutto senza pensare alla vostra risposta.

Non c’è una risposta da dare perché non ci sarà una domanda.

Imparate ad elaborare e pensare alle risposte solo quando vi fanno una domanda: non siate anche voi quelli che rispondono a domande mai fatte.

Non rispondere ad una domanda che nessuno ti ha fatto.

Voi siete quelli che devono imparare, non che devono insegnare. Sempre, anche quando siete i più colti nella stanza.

Se parli, le tue orecchie e il tuo cervello ascolteranno quello che già sai; se ascolti qualcuno che parla, le tue orecchie e il tuo cervello stanno apprendendo qualcosa di nuovo.

Non potete immaginare quanto si possa imparare, semplicemente stando zitti.

Ascoltare le esperienze, i punti di vista, le opinioni, i fatti degli altri è speciale: sono tutti elementi esterni a noi, di cui e da cui possiamo (dobbiamo!) arricchirci. Sviluppa le tue abilità di ricerca e pensiero critico, poiché sono fondamentali per capire quando è meglio scegliere quale strategia. Migliorare la tua scrittura con servizi come https://www.writemypapers.org/research-paper-writing/ ti darà risultati migliori di quanto potresti ottenere da solo. Molti giovani studenti sviluppano le proprie competenze acquistando ricerche e ricevendo feedback sul loro lavoro. Potrebbe interessarti anche a te.

E se non sono d’accordo?

Taci.

Taci ugualmente: non vorrai tentar di “vincere” una discussione?

Cerca Sempre di Non Perdere Nessuna Buona Occasione Per Stare Zitto

Il Silenzio Non Ha Mai Tradito Nessuno

Antoine Rivarol

Abbiamo visto cinque più una buone occasioni per stare zitti.

Ne esisteranno tante altre. Ho voluto evidenziare quei particolari e frequenti casi che capitano nella vita quotidiana e che, utilizzando quel sale che abbiamo in zucca, possono migliorare la nostra vita lavorativa, e le nostre relazioni e la vita in generale.

Non deve tradursi in “mutismo e rassegnazione”; né nell’accettare supinamente in silenzio qualunque angheria.

Ogni situazione va pesata, ricordandosi che “Non devo perdere nessuna occasione per stare zitto” è l’assioma da cui possiamo (e dobbiamo!) partire.

Esistono anche tanti altri buoni motivi per fare silenzio.

Fare silenzio?

Che poi … il Silenzio non si fa. Si rispetta.

Ti è piaciuto? Iscriviti alla newsletter per non perdere altri contenuti

Produttività per Tecnici Smart: 5 consigli utili per migliorare la produttività giornaliera

E’ nascosto nell’etere l’assassino della tua produttività. Scopri 5 consigli per sopravvivere alla richiesta di attenzioni giornaliera, per focalizzarti sul tuo lavoro e suoi tuoi obiettivi.

La produttività non è mai casuale.

È sempre il risultato di un impegno per l’eccellenza, una pianificazione intelligente e uno sforzo mirato.

Paul J. Meyer

Penso che sia capitato a tutti.

Arrivi in ufficio, e hai già in mente il lavoro a cui dedicarti.

Hai pianificato di fare quel progetto che rimandi da tempo, o di chiudere quella relazione/perizia che il cliente aspetta ormai da giorni.

Arrivi a fine giornata … e ti sembra di non aver combinato nulla!

Com’è possibile? Sei rimasto in ufficio per 10 ore, eppure nulla di quello che ti eri prefissato è stato portato a compimento.

Delle volte, nemmeno iniziato.

Il fatto che capiti a tutti, non è certo una consolazione. In questo caso, il mal comune mezzo gaudio, di certo non aiuta.

L’unico lato positivo è che se capita a tutti, esisteranno dei rimedi: vediamo 5 consigli efficaci che puoi apportare alla tua giornata lavorativa per evitare che trascorrano le ore lavorative senza aver portato a termine nessun lavoro.

Si tratta di consigli che derivano dall’esperienza personale: per me funzionano e hanno migliorato la produttività della mia giornata.

1 – Non rispondere sempre e subito alle email

Email. Email. Email.

Email per ogni cosa.

E a qualunque ora.

Se ti sembra una buona idea rispondere in tempo reale alle email che ti arrivano, così da dare l’impressione all’esterno di essere una persone rapida e pronta; se pensi che leggere subito un’email sia dovuto, anche se poi scegli di non rispondere subito; se leggi qualunque email arrivi, in tempo reale, anche se si tratta di pubblicità (spam!).

Beh … sei sulla cattiva strada.

Rispondere in tempo record ad una email non farà sembrare di te uno produttivo; non ti porterà i lustri della persona efficiente che mette al primo posto i suoi clienti.

No. Darai solo l’impressione di non aver altro da fare. Non solo, ma questo si coniuga anche con il terzo consiglio, che è quello di non far dettare la tua agenda dai tuoi clienti, o potenziali clienti.

Se sei tra quelli che pur leggendo subito un’email, non rispondono proprio per non interrompere il lavoro che stanno svolgendo, anche qui sei in pieno errore. In primis, hai interrotto il tuo lavoro per leggere un’email. E prima di riuscire a rientrare nel deep-work, ovvero in quel lavoro intenso e profondo che si può dire produttivo, ci vogliono fino a 20 minuti.

Questo succede perchè hai scelto di interrompere un buon flusso di lavoro per leggere un’email; ogni email la puoi vedere come una task, un’attività da compiere. E non compierla subito avrà anche l’effetto, oltre a quello di aver interrotto la tua attenzione dal lavoro che stavi svolgendo, di tenere un ciclo aperto nella tua testa, ovvero hai inserito nella tua testa, inconsciamente, una nuova cosa da fare che rimarrà lì fino a quando non sarà completata.

E tutto questo non aiuta alla tua produttività.

Esiste un rimedio; una soluzione che funziona.

Imposta nella tua giornata dei momenti che dedicherai alla lettura dell’email, e alle risposte.

Dedicare uno slot di tempo predefinito all’interno della tua giornata lavorativa, ti farà passare quel senso di inadeguatezza che deriva dal non aver letto l’email in tempo reale, e allo stesso tempo non rovinerà tutto il lavoro importante che hai svolto durante la giornata.

Un esempio pratico potrebbe essere leggere e rispondere alle email poco prima della pausa pranzo, e/o mezz’ora prima di chiudere la tua giornata di lavoro, dopo aver terminato tutto ciò che avevi prefissato di compiere.

In questo modo darai comunque un segnale all’esterno di essere una persona rintracciabile e che risponde alle email, e allo stesso tempo non avrai buttato un’intera giornata di lavoro nel passare da una taks all’altra, senza portarne nemmeno una a compimento

2 – Spegni le notifiche

Le notifiche hanno l’obiettivo di catturare la nostra attenzione.

Notifiche sul cellulare per l’ultimo prodotto super scontato di Amazon che non puoi assolutamente perdere.

Zalando: non vorrai perdere l’occasione di risparmiare 1,99 € sull’ultimo capo firmato? Occasione irripetibile.

WhatsApp con il gruppo di amici e amiche: arriva il primo messaggio, e ciascuno risponde; non vorrai essere l’unico antipatico che pensa solo al lavoro?

Email: email di clienti, email di amici, email di pubblicità, email di notizie (che in realtà hanno la funzione di pubblicità) … email email email

Facebook. Non vorrai perdere l’occasione di rispondere all’ennesimo hater? Va certamente educato, non puoi lasciargliela passare liscia.

LinkedIn: ehi, il tuo profilo sta avendo successo! Collegati alla tua rete!

E chi più ne ha, più ne metta.

Posso andare avanti così per ore; sono sicuro che ti ritrovi in quello che sto dicendo.

E se sei tra quelli “bravi” che almeno ci provano e mettono il telefono in modalità silenziosa, ecco che l’ultimo gadget che hai ricevuto per natale, lo smartwatch, ti ricorda che il mondo ha bisogno di te.

Ricordati, lo smartwatch di smart ha solo il nome. nient’altro.

Ansia.

Esiste un rimedio anche a questo; una soluzione per evitare di passare la giornata da una notifica ad un’altra, senza aver svolto il lavoro per cui dovresti essere pagato.

Una prima soluzione è quella di disabilitare le notifiche push sul telefono.

Chi ha bisogno di te, ti chiamerà.

Se noterai, dopo aver spento le notifiche, sembrerà che il mondo può andare avanti anche senza una risposta immediata.

Una seconda soluzione è quella di liberarti della vista del dispositivo che attira la tua attenzione: il telefono può stare sul tavolo, ma con lo schermo rivolto verso il basso, lo smartwatch può essere “spento” durante il deep-work, la tab del browser con Gmail, WhatsApp, Facebook, e qualunque altro social che attira la tua attenzione possono rimanere chiuse e stai tranquillo che il mondo esterno se ne farà una ragione.

Elimina le distrazioni; le notifiche sono studiate appositamente per catturare la tua attenzione. E tutti guadagnano dalla tua attenzione.

Compreso tu. Se tieni per te la tua attenzione e la focalizzi sul tuo lavoro, a fine mese troverai il giusto compenso sul tuo conto in banca. :)

3 – Non far dettare la tua agenda dai tuoi clienti

Ingegnere, dobbiamo consegnare entro natale, è importante!

Dobbiamo consegnare entro ferragosto, è molto importante!

Dobbiamo consegnare entro ieri … ma lei mi sta dando il lavoro oggi … si, ma è importante!

Tutto è importante.

In realtà, quando tutto è importante significa che niente è veramente importante.

E’ certamente importante per il tuo cliente: lui vede solo il suo singolo lavoro che ti ha commissionato, e per lui è certamente la cosa più importante che esista.

Per te che gestisci diversi lavori, sono tutti importanti nello stesso modo.

Prima considerazione: non è importante.

Salvo qualche raro caso di scadenza improrogabile, le scadenze imposte da tuoi clienti ti porteranno a lavorare senza sosta solo per soddisfare la loro sete di avere il lavoro chiuso entro una certa data.

Il lavoro da chiudere entro natale? Se si consegna entro fine anno, spesso è uguale.

Prenditi il tempo necessario, e soprattutto detta tu i tempi. Ricordandosi sempre che, prima lo chiudi, prima vieni pagato.

Diventa però fondamentale mettere le cose giuste al posto giusto ,e dare le priorità giuste secondo il tuo schema, e non secondo l’imposizione che arriva dall’esterno.

Se hai un progetto per una richiesta di contributi entro il 25 dicembre, quel progetto è decisamente più importante della scadenza “entro natale” imposta dal cliente di turno a cui in realtà non cambia nulla se il suo progetto scala a fine dicembre.

Questo ci porta all’altra considerazione: non sacrificare i tuoi momenti di riposo per i capricci di qualcuno.

Se la scadenza imposta dal cliente non è veramente urgente, non sacrificare i tuoi sabati e domeniche solo per non sentirlo più.

Se è un cliente pretenzioso senza giustificato motivo, o cambia tecnico o aspetta il tempo giusto per te.

Ricordati che anche le fasi di riposo sono altrettanto importanti come il lavoro. Senza riposo non sarai produttivo.

4 – Appuntamenti: non “rovinare” la tua giornata

Saper fissare gli appuntamenti è importante.

Se il tuo orario di lavoro va dalle 9 alle 13, dovresti evitare di fissare un appuntamento alle 10.30.

Se durerà circa un’ora, avrà spezzato in due la tua mattinata di lavoro: è questo uno degli accorgimenti più importanti che devi attivare per le tue giornate lavorative.

Prendilo come consiglio personale: imposta gli appuntamenti con i clienti non quando va bene a loro, ma quando è più congeniale per te.

Gli orari migliori per fissare appuntamenti sono a ridosso della chiusura degli slot temporali: poco prima di pranzo e poco prima di finire la giornata.

Solo in questo modo riuscirai ad avere delle finestre temporali in cui sviluppare sessioni di lavoro importanti.

Personalmente, evito gli appuntamenti in prima mattina (a meno che non si tratti di visite in cantiere) per dedicare le ore più produttive della giornata a qualcosa che richieda alti livelli di attenzione.

5 – Definisci slot temporali di deep-work, e rispettali

Ultimo, ma non per importanza, è la definizione di slot temporali di lavoro profondo.

Il deep-work sono quelle sessioni di lavoro immersive, in cui dedichi tutta la tua attenzione e il tuo impegno solo a quel determinato lavoro o progetto.

Sono le ore di lavoro più intense e produttive.

Ma saranno tali se tutta la tua attenzione (tutta, e non parte!) sarà dedita a quel lavoro.

Sono le ore di lavoro in cui entri in quel flusso di ragionamento per il quale un’interruzione può essere fatale e riprendere dal punto di interruzione è spesso complicato.

Il deep-work è necessario per alcuni lavori di particolare complessità.

Se vuoi il mio consiglio, imposta slot temporali di deep-work giornalieri o settimanali ti aiuterà a rendere la tua settimana veramente produttiva.

Ricorda: se decidi di iniziare un sessione di lavoro intenso, non interrompere e non farti interrompere.

Avvisa i tuoi colleghi di non disturbarti per le prossime x ore, metti il telefono in modalità silenziosa o aereo, spegni qualunque notifica, e chiudi tutte le finestre del browser che non siano strettamente necessarie al deep-work.

Ma soprattutto, rispetta il deep-work, e rispettati mentre sei a lavoro.

Vuoi produrre? Staccati dal mondo esterno.

Niente è meno produttivo che rendere più efficiente ciò che non dovrebbe essere fatto affatto.

Peter Drucker

Pettinare la bambole non serve.

Anche se il mondo sembra chiederti questo.

Se vuoi aumentare la tua produttività, e se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi, non dimenticarti di:

  1. Trova il giusto momento per leggere e rispondere alle email
  2. Disattiva le notifiche. Puoi sempre organizzare il calcetto durante la pausa pranzo
  3. Sii padrone della tua agenda, non lasciarla organizzare dai tuoi clienti
  4. Trova i giusti momenti per gli appuntamenti, senza rovinare la tua giornata di lavoro.
  5. Deep-work. Impostalo. Fallo. Rispettalo.

Se non vuoi perdere nuove strategie smart per una giornata più produttiva, iscriviti qui sotto!

Quanto Tempo è Necessario per un Lavoro?

Quanto? Tutto il tempo che decidi di dedicare. Se non decidi un tempo massimo, quel lavoro durerà all’infinito.

Non c’è nulla di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso

WILLIAM JAMES

Il tempo necessario per un lavoro è come un gas.

Tenderà ad espandersi il più possibile, per riempire tutto lo spazio di Tempo che sceglierai (o non sceglierai) di dedicare a quel determinato lavoro.

Eh già: senza una scadenza, quel lavoro non sarà mai portato a termine.

Ci sarà sempre qualcosa da migliorare, perfezionare, o da rivedere, che terrà sempre più lontano il momento in cui potrai dire che il lavoro è finito.

Farà male, ma certe verità dobbiamo conoscerle: è nascosto dentro di noi il peggior nemico di ogni professionista: il professionista procrastinatore.

Esistono tanti aspetti del professionista procrastinatore, e oggi andiamo a vedere quanto può costare, e come possiamo ovviare al rimandare a domani quello che possiamo fare oggi.

Quanto costa dedicare più tempo del necessario ad un lavoro

Partiamo da un esempio pratico.

Hai ricevuto la commessa di un lavoro da libero professionista, per un compenso di 250 €.

Se per questo lavoro dedicherai un ora del tuo tempo, ogni tua ora può valere fino a 250 €

Pertanto, il tuo compenso mensile potrà essere pari a 250 € x 8 ore al giorno x 20 giorni al mese = 40 000 €

Wow, non c’è che dire.

Se per lo stesso lavoro dedicherai 10 ore (poco più di un giorno), il tuo onorario mensile potrà ammontare fino a 4 000 €.

Non male, ma c’è una bella differenza.

E se per lo stesso lavoro ci mettessi una settimana?

Potrai arrivare a guadagnare 1000 € mese.

Possiamo andare avanti così per ore, fino a dimostrarti che probabilmente, se continui a rimandare l’inizio di quel lavoro, se continui a procrastinare la consegna di quel lavoro, se continui a voler perfezionare il perfezionabile, se continui a voler pettinare le bambole prima di consegnare quel lavoro capirai che stai lavorando per dei compensi al di sotto della soglia della povertà.

E’ triste. E’ duro prenderne atto, ma la procrastinazione è ciò che ammazza il nostro reddito.

Lordo, peraltro. Quindi da tassare.

Personalmente, ho visto tanti colleghi dedicare mesi a lavori sottopagati, derivanti da preventivi sbagliati (ne parliamo in un altro articolo!), offendersi quando mi sono permesso di fargli i conti in tasca per dimostrare loro che di quel passo sarebbe stato meglio lavorare per Amazon o simili.

Almeno lì saprebbero quanto il loro tempo è retribuito.

Non preoccupatevi, c’è una via d’uscita.

Primo step: DEFINISCI una scadenza generale.

Le scadenze sono positive.

Ti aiutano a organizzare il tuo tempo. Ti aiutano a fissare delle priorità. Ti fanno fare le cose anche quando non ne hai voglia.

Harvey Mackay

Il primo accorgimento da apportare al nostro modo di lavorare è definire una scadenza.

Questo permetterà di tenere sotto controllo il massimo tempo che potremo dedicare a quel lavoro.

Soprattutto se sai quanto sarai pagato: se per questo lavoro sarai pagato 250 €, puoi scegliere di dedicare fino a x ore, in funzione del compromesso tra il tempo realmente necessario e un corrispettivo orario che sia quantomeno decente per un professionista.

Per esempio, posso scegliere di dedicare tra le 2 e le 8 ore, in funzione della tipologia del lavoro. Certamente non un minuto di più sicuramente.

Per quasi tutti i lavori, sappiamo quale sia il tempo realmente necessario per svolgerlo. Pertanto sarà facile definire la scadenza massima oltre la quale, cascasse il mondo, il lavoro sarà consegnato.

E per i lavori nuovi per i quali non sappiamo il tempo che richiederà?

Spesso da professionista ti capiterà di dedicarti ad alcune tipologie di lavoro nuove, per le quali è difficile stabilire precisamente a priori quale sarà il tempo necessario per svolgere quel determinato incarico.

Non preoccuparti. Anche in questo caso sarà semplice definire il tempo massimo da dedicare.

Stabilisci quale dovrà essere il tuo compenso orario, e lo dividerai per il corrispettivo pattuito con il committente.

E troverai le ore massime che potrà prendere quel determinato lavoro.

Esempio pratico: so che mi pagheranno 500 euro per quel nuovo lavoro. Decido che ogni mia ora di lavoro non può essere retribuita meno di 50€, pertanto dedicherò non più di 10 ore.

tempo necessario lavoro
Definisci la scadenza

Secondo step: SUDDIVIDI il lavoro in singole fasi

Molte mete importanti si raggiungono a tappe, un obiettivo temporaneo dopo l’altro.

LAURENCE JOHNSTON PETER

Questo approccio è tanto utile quanto necessario, soprattutto nei lavori grandi che richiedono tempi di sviluppo lunghi.

Anche in questo caso, preferisco partire da un esempio pratico.

Ti hanno affidato la redazione di un attestato di prestazione energetica.

Prima di aprire il software, suddividi il lavoro per singole fasi

  • Fase 1: sopralluogo e rilievo
  • Fase 2: modellazione
  • Fase 3: output, revisione e consegna

Questo approccio ti aiuterà sia in sede di preventivo, che in sede di pianificazione del tempo massimo da dedicare al lavoro: capire quale sarà il tempo necessario per ogni piccola fase, ti permetterà di scegliere il giusto onorario in fase di preventivo, o di scegliere quale sia il giusto tempo da dedicare ad ogni singola lavorazione, per avere un lavoro ben fatto, nei tempi corretti.

Per lavori complessi, questo approccio è ancor più necessario.

Ti hanno commissionato una perizia lunga e complessa?

  • Fase 1: raccolta dati iniziale
  • Fase 2: eventuale sopralluogo, se necessario
  • Fase 3: analisi dei dati in ingresso
  • Fase 4: dividi la perizia in macro capitoli
  • Fase 5: dividi i macrocapitoli, in sottocapitoli e argomenti che vorrai sviluppare
  • Fase 6: scrivi il testo di ogni singolo sottocapitolo
  • Fase 7: rilettura e revisione
  • Fase 8: consegna

Una delle parti difficili sarà quella di aprire il foglio e non sapere da dove iniziare a scrivere: l’approccio per struttura ti aiuterà sicuramente

Ecco un esempio:

  • Premessa
  • Scopo della perizia
  • Analisi dei dati in ingresso
    • analisi dei dati urbanistici
    • analisi dei dati catastali
    • analisi del contesto
    • analisi n
  • Determinazioni
    • determinazione argomento 1
    • determinazione argomento 2
    • determinazione argomento n
  • Conlusioni

Una volta suddiviso il lavoro per singole fasi e sottofasi, si dovrà definire un tempo massimo di sviluppo di ogni singola microlavorazione.

suddividere lavoro
un grande lavoro è composto di tanti piccoli lavori

Terzo step: RISPETTA le scadenze

Dividere un grande lavoro in singoli piccoli lavori. Ecco il segreto per fare grandi cose.

SmartIngegnere

Al punto precedente abbiamo visto come dividere un grande lavoro in tanti piccoli lavori, e assegnare una scadenza a ciascuno di essi.

Ora non ci resterà che mettere nel nostro calendario queste scadenze e … udite udite…

Rispettarle!

L’aspetto fondamentale è rispettare le singole scadenze per mantenere il giusto ritmo del lavoro ed evitare che , soprattutto i grandi lavori, quelli che ci appaiono immensi (tanto grandi da essere inaffrontabili), si impadroniscano di tutto il nostro tempo a disposizione diventando mostri che mai vedranno la luce.

La suddivisione in piccole fasi ci permette di dividere questo grande mostro in tanti piccoli mostriciattoli che sarà semplice affrontare.

Un po’ come quando si giocava a Mario Bros: alla fine di ogni livello si affrontava un piccolo mostro, per poi arrivare al mostro finale che ci permetteva di salvare la principessa.

Ecco, salva la tua principessa (o il tuo principe!)

lavoro scadenza
Fissa le scadenze, e … rispettale!

Conclusione e sintesi – Valutazione ?

Per ricapitolare.

Se vuoi evitare che un lavoro duri all’infinito, se vuoi evitare che un lavoro da ben pagato diventi sottopagato perchè ci dedicherai troppo tempo, se vuoi sopravvivere al tempo necessario per ogni lavoro, ecco i passi da compiere:

  • Definisci una scadenza generale
  • Suddividi il lavoro in piccoli sotto lavori, e definisci le singole scadenze
  • Rispetta le scadenze!

Iscriviti alla newsletter per non perdere i contenuti smart